Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare
Vincenzo Costantino è il cantore di una città che non ha ricambiato fino in fondo l’amore che lui le ha dato, come una tortuosa storia d’amore con una donna bellissima che non riesce ad amarti. Un orco buono che si muove sbilenco in quartieri assolati, l’asfalto gommoso che si scioglie sotto le suole delle scarpe, osservando estasiato stradine nascoste e la vita che lì si consuma. Indagatore di sentimenti, centellina le emozioni che sgorgano prepotenti da dentro, da quella parte dell’anima che nascondiamo agli altri. Perché i peccatori impenitenti hanno sempre qualcosa di vero da raccontare. Noi possiamo solo rimanere fermi, seduti su una panchina, lo sguardo perso su Piazzale Lodi e la testa bloccata su sensazioni ormai perdute. Il giusto epitaffio dell’uomo-poeta è racchiuso in queste righe: “Oggi ho camminato senza desideri,/ho camminato per abbassare la/ pressione./ Ho guardato quello che c'era intorno/ ed era tutto immediato. /Nei vicoli c'era quel che rimane di ogni /sabato /qualunque / l'espressione dei cani di quartiere/ e la disperazione nascosta dietro ogni/ panchina. / C'erano i sogni di quando ero bambino / e bambini privi di sogni ,/ mamme che elegantemente aspettavano/ che i loro figli diventassero grandi/ per poter tornare/ alla loro adolescenza mancata./ Questo era quello che si vedeva / in maniera distratta e assente./ Questo è quello che la città ti dice/ in maniera distratta e assente./ Questa era la mia realtà./ Ecco perché scrivo in maniera/ immediata./ Ecco perché scrivo senza maniera./ Ecco perché scrivo./ Quello che vedo/ è quello che vedo. / Il resto è letteratura”.
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