John Carter di Marte
Il volume Newton & Compton presenta in un'unica soluzione decisamente low-cost i primi tre romanzi del ciclo di John Carter di Marte, il primo lavoro di successo per Edgar Rice Burroughs, futuro autore di Tarzan, che nel 1912 – quando la rivista “The All-Story” pubblicò il romanzo Sotto le lune di Marte sotto lo pseudonimo di Norman Bean – era sull’orlo del suicidio e viveva tra gli stenti dopo aver fatto mille lavori. L'espediente narrativo è quello – classico per non dire abusato – del manoscritto ritrovato, con una significativa variazione sul tema: Burroughs finge di essere il nipote del capitano John Carter, il suo erede (!!!) e soprattutto l'esecutore delle sue bizzarre disposizioni testamentarie (che peraltro ci fanno subodorare fin dalle prime pagine che le avventure vissute dal fu Carter devono avere molto poco di ordinario). Le avventure di John Carter, che grazie al suo valore (anzi, alla sua furia quasi da berserker) e ai clamorosi vantaggi fisici che la gravità marziana gli concede diventa un protagonista assoluto della scena politica e militare di Barsoom - così i nativi chiamano il Pianeta rosso – e conquista l'amore della bellissima principessa Dejah Thoris sono un esempio paradigmatico della narrativa avventurosa che spopolava a inizio '900. Esotismo, romanticismo, un pizzico di erotismo e violenza, accenni della vis polemica tipica della letteratura utopica (quella che descrivendo sistemi sociali lontanissimi dalla realtà storica trova il pretesto per criticarla): gli ingredienti per il successo nel ciclo ideato dallo scrittore di Chicago ci sono tutti, e infatti il successo giunse, salvando Burroughs dalla indigenza e regalando al pubblico uno scrittore professionista che avrebbe portato a livelli sublimi la narrativa pulp d’avventura, incidendo profondamente sull’immaginario collettivo del XX secolo e oltre. Nel libro per i lettori moderni forse troppe ingenuità, forse troppi passaggi narrativi risolti in modo sbrigativo, forse troppe forzature (il 'trasporto' dalla Terra a Marte decisamente non regge), ma se si concede alle avventure di John Carter il beneficio di uno sguardo affettuoso, si otterrà in cambio un po’ dell’adolescenza che abbiamo lasciato indietro ormai troppi anni fa. O si titillerà quella che non abbiamo mai abbandonato.
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