Prigione con piscina
Come un pomeriggio estivo in cui tutto è rallentato e un poco sonnolento, questa storia parte con il ritmo scandito dalla quotidianità noiosa di un personaggio che non prova più interesse per nulla, ripiegato com’è nel suo dolore. Ma solo pochi capitoli dopo, dalle pagine si alza un vento imprevisto e misterioso che sconvolge le aspettative del lettore e fa sì che la vicenda narrata diventi maledettamente intrigante. La scrittura di Luigi Carletti, tuttavia, non ricorre mai a nessun trucco di genere per compiacere il lettore. Benché ci sia molto mistero e perfino dei morti ammazzati, in primo piano rimane sempre la figura del protagonista, l’io narrante Filippo, col suo dramma esistenziale che, lentamente, viene scalfito dalla strana amicizia che si crea col pericoloso criminale Rodolfo Raschiani, il cui vero nome è, in realtà, Rodolfo de Ryscky. Come accade nelle storie meglio riuscite (quelle che alla fine non ti lasciano indifferente) anche qui le leggi della morale vengono mandate all’aria e capire chi è davvero cattivo e chi no, diventa difficile. Ciò che emerge in moto netto da Prigione con piscina è la trama raffinata e sottile che tiene in modo perfetto fino all’ultima pagina, la perizia con cui, ogni piccolo dettaglio disseminato nei capitoli precedenti, finisce per assumere nuovi significati e rappresentare un nuovo elemento nel dipanarsi della vicenda. La riuscitissima figura di de Ryscky rappresenta una sorta di “demiurgo del male”, un angelo nero che usa metodi decisamente poco ortodossi per risolvere le cose che non vanno e, tuttavia, non è privo di un suo rigore e di un suo senso della lealtà. Caldamente consigliato come libro da mettere in valigia, soprattutto a chi ha amato (e un poco rimpiange) certe raffinate e intriganti atmosfere à la Alfred Hitchcock.
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