


Originario di Padova ma cresciuto a Udine, laurea in Matematica, passato di colpo dalla umile cattedra in un Istituto professionale per il commercio in Italia ad un master a Berkeley e successivamente a un dottorato in Ingegneria meccanica e a una laurea in Medicina quando già era professore universitario in Ohio, Mauro Ferrari a 52 anni è autore di 40 brevetti a fini terapeutici, sei libri e oltre 200 articoli scientifici, ed è considerato uno dei padri della Nanomedicina. Il giornalista Michele Cucuzza lo è andato a trovare a Houston – dove dirige il Methodist Hospital Research Institute – per realizzare un'intervista, ma si è trovato dinanzi a una struttura di tale eccellenza e a ricerche di tale importanza strategica nella lotta ai tumori che ha deciso di scrivere un libro intero. La guerra di Ferrari contro il cancro nasce per vendetta: la prima moglie Marialuisa, madre di tre dei suoi cinque figli, è stata stroncata da un tumore a soli 32 anni. Ai tempi, un attonito Ferrari continuava a ripetere incredulo ai più grandi oncologi statunitensi durante i tanti, disperati consulti: “Com'è possibile che sappiate già che questa ragazza così piena di vita, che sta bene, che non ha problemi fisici, morirà entro poco tempo? Com'è possibile che siamo arrivati a questo punto e non possiamo fare niente?”. E la risposta era sempre la stessa: diagnosi troppo tardiva. Come individuare e bloccare allora un processo molecolare e cellulare che va avanti per 10-15 anni prima di diventare manifesto e pericoloso? Ferrari si getta a capofitto nella ricerca per risolvere questo dilemma, e trova la risposta nelle nanotecnologie, l'unica terapia in grado prima di individuare un tumore quando è formato da pochissime cellule, e poi di trasportare il farmaco giusto per ogni singolo tipo di cancro nel posto giusto e non altrove...
Strutture come il mitico MD Anderson Cancer Center e il National Cancer Institute stanno investendo sulle sue idee centinaia di milioni di dollari. Da suoi brevetti sono scaturiti 2-3000 posti di lavoro. Ha fondato il primo dipartimento di Nanomedicina al mondo e con il suo agguerrito team di ricercatori sta cercando di integrare nanotecnologia, medicina, matematica e informatica. Basta solo questo ritratto – che, incredibile a dirsi, è solo parziale – per capire che Mauro Ferrari è uno dei protagonisti assoluti della ricerca biomedica mondiale. Il libro di Cucuzza (ritratto in un'improbabile versione truccatissima in IV di copertina, forse si era cosparso il viso di nanoparticelle per onorare il suo illustre interlocutore) ne ripercorre la carriera e la vita privata, segnata da un grande dolore che però paradossalmente, come spesso accade, ha permesso a Ferrari di trovare la sua strada, la sua missione, e chissà un giorno gli permetterà di cambiare la storia. Tra brevi e lineari spiegazioni scientifiche, elegie del sistema sanitario statunitense e aneddoti ora commoventi ora simpatici, la lettura scorre via veloce. Basta un breve viaggio in treno, per dire, e si arriva a destinazione con una gradevole lettura in più nel nostro bagaglio e le parole profetiche di Ferrari che risuonano nelle orecchie: “Il traguardo è vicino: nessuno morirà più di cancro”. Ce n'è abbastanza per raddrizzare una giornata storta.