La guerra di Dio

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La guerra di Dio
Marchesato di Monferrato. Giorno dell’Assunzione del 1203. La città di Ovilia, governata dal barone Gualtieri, è sotto assedio e sta per soccombere alle truppe della città di Feliziano, guidate dal perfido balivo Raimondo. Manca poco alla quarta crociata indetta da papa Innocento III. Per questo motivo, due anni prima, Bonifacio I, signore del Monferrato, in occasione delle nozze del figlio Guglielmo con la marchesina Elena Del Bosco ha convocato i suoi vassalli affinché questi rinnovassero il loro impegno nella guerra santa contro gli infedeli. Ma l’ambizione del balivo Raimondo supera qualsiasi ideale e il suo disegno sta per giungere a compimento: le mura di Ovilia sono cadute. Rimane solo un uomo che può salvare le sorti della città: il maresciallo Ademar, incaricato dal barone Gualtieri di portare in salvo, fuori le mura di Ovilia, sua figlia, la superba e fiera Eloisa, donna difficilmente governabile. Insieme ai suoi uomini più fidati, Ademar deve mantenere la promessa di fedeltà fatta al barone e dal suo coraggio e dal suo onore dipenderà la salvezza di molti…
Romanzo d’esordio del musicista e compositore romano Alessandro Camilletti, La guerra di Dio prende in esame un periodo che da sempre crea discussione tra gli storici, divisi tra chi lo definisce oscuro e schiacciato dai dettami di una religiosità estremamente intransigente, e chi lo vede come cardine della cultura europea: il Medioevo. Siamo all’alba della quarta crociata, quella sicuramente più disastrosa, e nel nord Italia si combatte una guerra per stabilire gli equilibri locali. In questa cornice si inseriscono, come vuole la tradizione del romanzo storico – costruito sull’equilibrio tra finzione e verità storica, le vicende di Eloisa, personaggio che vive di contraddizioni e si inserisce in quel canone delle figure femminili della letteratura italiana ben rappresentato dalla Angelica ariostesca: capace di ammaliare gli uomini e simbolo di quell’amore cortese di origine provenzale, sintetizzato ed istituzionalizzato dal De Amore di Andrea Cappellano. Sentimenti, intrighi, inganni, imprese belliche, tradimenti vivono in queste pagine che trovano un equilibrio tra gli eventi narrati e le passioni descritte, con una cura approfondita nella costruzione dei personaggi che illustra chiaramente la volontà dell’autore di far parlare i propri attori e farli vivere sulla pagina attraverso le loro parole, le loro pulsioni, i loro punti di vista. Per questo motivo La guerra di Dio si legge come fosse una sceneggiatura e, nonostante il plot risenta dei diversi cambi di scena che ne rallentano la dinamicità, Alessandro Camilletti sembra essere riuscito nel suo intento: quello di trasmettere la sua passione per un periodo storico che non può prescindere, nei vari livelli lettura storiografica, dalla presenza costante della componente religiosa.

Leggi l'intervista a Alessandro Camilletti