Pierre
Nello Rubattu, scrittore sassarese che non ama molto gli scrittori italiani che, a suo dire, si “sentono troppo vicini a Dio e molto lontani da un uovo alla coque”, già autore, nel 2006, di Hanno morto a Vinnèpaitutti edito da Il Maestrale, ci presenta la figura di un personaggio bizzarro, avventuroso e affascinante, Pierre, Lu Franzesu. E dopo avercelo presentato nell’incipit del romanzo, se ne va. Infatti, si ha quasi la sensazione che lo scrittore abdichi al suo ruolo in favore di Pierre. Già, perché in fondo chi tiene le briglia di questa storia è sempre e solo Pierre. Lui ci parla della sua vita, dei suoi sentimenti, delle sue avventure rocambolesche e, a volte, surreali. Ma c’è anche un altro fondamentale protagonista in questo vivace romanzo: è la Piazza Tola di Sassari che ha sempre avuto un ruolo centrale per l’economia della città, ma anche per le singole vite dei suoi abitanti. È il cuore pulsante della città nella quale si intrecciano storie di sfortune, di amori “misti” e sulla carta impossibili, quegli amori tra i ricchi e i poveri. È il luogo che funge da mixer tra il possibile e l’impossibile, tra sante e prostitute, tra sassaresi doc e “accudiddi”. È, esattamente, il centro dal quale Pierre un giorno deciderà di partire per poi un giorno tornare ed insegnare a quei bimbi assetati di storie quello che la grande maestra, Sua Signoria La vita, gli aveva insegnato negli anni. Nella postfazione al romanzo si legge come Pierre sia realmente esistito; quando egli è morto, Nello Rubattu era un bambino, ma ne ha conservato memoria dedicandogli, o meglio, cedendogli, questo frizzante romanzo. Romanzo nel quale il punto di forza oltre al fascino, inevitabile, che ci regala la figura di Pierre, uno di quegli uomini che molti di noi avrebbero voluto conoscere, è la scrittura di Rubattu che rende la storia avvincente. La sua è una lingua ricca, variegata, in cui i diversi idiomi si mescolano senza intoppi. Panta rei, con immenso piacere.
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