Nel ventre del Buddha

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uno
Nel ventre del Buddha
Evelyn è  laureata in filosofia, giovane, carina e un po’ maldestra: inoltre è molto povera. Un giorno riceve una lettera dal carcere in cui un amico del padre le svela che in una statuetta raffigurante il Buddha ha nascosto un diamante che vale un milione di sterline. Se riuscirà a ritrovare la statuetta, fabbricata lì in Inghilterra, potrà tenersi il diamante come ricompensa per la sua bontà, in quanto Evelyn è l’unica che si sia recata in carcere a fargli visita. Ma deve stare molto attenta , un altro detenuto è a conoscenza della questione: alto, calvo, con una cicatrice sul naso e deciso a tutto, sicuramente tenterà in ogni modo di mettersi sulle tracce dell’agognato tesoro. Scattano inseguimenti rocamboleschi, crociere su transatlantici: Evelyn incontra Lord Bannet, un ricco scienziato che deciderà infine di aiutarla…
Una storia che si sviluppa piatta come il seno di una undicenne, con colpi di scena rari come gli avvistamenti del dodo (estinto ormai da più di un secolo) in questo romanzo scritto nella prima metà del ‘900 da Jenő Rejtő, mago del pulp magiaro, in cui i due protagonisti si perdono in logorroici salamelecchi tipici di quell’era ormai perduta, basti pensare alle quattro pagine in cui l’autore snocciola i timori dei due nell’essere stati visti insieme su una nave da crociera : “Cara signorina, lei è solo leggermente più pericolosa di un ciclone. Si rende conto di cosa ha fatto? Io ho appena divorziato da mia moglie nel segreto più assoluto. E adesso credono che lei sia mia moglie. Naturalmente bisognerà immediatamente chiarire l’equivoco”. Quattro pagine così: immaginatevele, e poi immaginatevi la mia espressione. Pur partendo con un simile handicap soporifero, almeno pagina dopo pagina il pathos cresce sempre di più: speravo in una scena finale di sesso folle, ma… diciamo che non voglio togliere ai lettori il brivido della scoperta. E i personaggi? Scialbi stereotipi: il cattivo brutto e sfregiato, il lord gentiluomo, ricco e pronto a sacrificarsi per una bella gnocca (sembra la storia di Balotelli e della Fico, tutto sommato. O forse no). Tutte queste certezze lombrosiane potevano andare bene appunto nella letteratura pulp di 80 anni fa, ora invece persino nei prodotti più “usa e getta” siamo abituati a standard più elevati, a ritmo folle e tecnicismi di genere. Solo per amanti del vintage: agli altri Nel ventre del Buddha sembrerà semplicistico e privo di spessore narrativo.