Da dove veniamo?

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uno
Da dove veniamo?
Ci sono i manufatti più antichi del mondo, ritrovati ovviamente in tombe egizie di circa cinquemila anni fa; ci sono ossa umane di dimensioni ciclopiche alle quali si allude in alcuni non ben precisati testi dello Sri Lanka e della Thailandia e a supporto i rimandi a Ulisse e Polifemo. Ci sono versetti della Bibbia che parlano di giganti e megaliti che, senza ombra di dubbio(?!) ci fanno pensare a creature di dimensioni sovraumane; ci sono carte geografiche che riportano le Americhe prima della loro scoperta e, logicamente, i riferimenti ad Atlantide, Platone docet. C’è Mu e ci sono le piramidi, tante piramidi, troppe piramidi: in Egitto come sopra (anche perché in Egitto c’è sempre di tutto e di più) in Sud America, capovolte, ma anche sparse in tutto il mondo; ci sono esperti pronti a sfidare tutte le teorie che incontrano, con massimo riserbo, proprio lui: Roberto Giacobbo. E Stonehenge poteva mancare? E l’isola di Pasqua? Carnac? La sfinge? Ah già, l’Egitto! Ma anche il destino di pochi eletti scritto dietro le foglie in India (nemmeno a dirlo un fortunato era nella troupe della Rai) e ancora Cuzco, la piana di Nazca  e chi più ne ha più ne metta… 
Che non si trattasse di “un classico libro di storia, ma piuttosto un libro che ipotizza un altra storia”, come dice lo stesso autore nell’introduzione, lo avevamo capito. Anche perché con la storia Da dove veniamo? sembra aver proprio poco a che fare. Giacobbo è un intrattenitore e sa far bene il suo lavoro. Prende i più appetitosi misteri archeologici e li propone in ‘salsa possibilista’ mescolandolo alle credenze popolari un immaginario collettivo alimentato da storie di fanta-archeologia à la Indiana Jones. Fresca la scrittura e il tono talvolta colloquiale col quale sembra rivolgersi più che al lettore al proprio pubblico televisivo, ammiccando con frasi tipo “Vi farò sapere” o “Che viaggio, che avventura!”. Il libro è corredato da un accurato inserto fotografico, mentre all’inizio e alla fine del volume fanno bella mostra di loro le carte geografiche nelle quali sono riportati tutti i luoghi del mistero. Un libro divertente ma sgangherato, che offre spunti di approfondimento solo ai neofiti del genere non ancora annoiati dalle solite teorie o ai master di giochi di ruolo in cerca di ispirazione. Pretenzioso il titolo.