L’ultimo Vangelo - Il mistero di Tun-Aggel

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L’ultimo Vangelo - Il mistero di Tun-Aggel
8 aprile 2005. Il mondo si ferma per dare l’ultimo saluto al papa che ha traghettato il mondo cristiano nel nuovo millennio: Giovanni Paolo II. Lo stesso giorno, a migliaia di chilometri da piazza San Pietro, in pieno deserto tra Libia ed Egitto, un beduino fugge in preda al panico dopo essersi imbattuto in un gigantesco brandello di roccia viva: una montagna leggendaria di cui i vecchi hanno sempre parlato dicendo che, se fosse riaffiorata, avrebbe portato solo sventure. Quando alcuni avventurieri, alcuni giorni dopo, si recano sul posto indicato dal beduino, non ne scorgono nemmeno l’ombra. Ma c’è solo un uomo che può trovare il luogo che conosciuto come Tun-Aggel. Settembre 2031. Il cardinale Richard Phinnyng è a bordo di un aereo diretto in Egitto. È stato lui, archeologo di fama mondiale, a voler iniziare gli scavi  a Tun-Aggel o, come quasi tutti preferiscono chiamarlo, Campo 32. Ed è stato lui a rinvenire, qualche anno prima, la versione più antica del Nuovo Testamento, studiando il quale ha trovato delle discordanze rispetto ai cosiddetti vangeli sinottici. Pare, infatti, che nel Vangelo di Luca ci sia scritto che in tanti hanno riferito degli eventi di cui gli evangelisti sono stati testimoni. Ci sono, quindi, altri documenti sulla vita di Cristo? E perché non sono stati diffusi? Sta all’alto prelato scoprire la verità che si cela dietro la missione archeologica di Tun-Aggel, il luogo che sembra custodire il quinto Vangelo. Un luogo pericoloso…
Mistero, fantascienza, storia, religione, archeologia, atmosfere thriller, visioni apocalittiche: sono i tasselli che compongono il mosaico de L’ultimo Vangelo - Il mistero di Tun-Aggel, romanzo d’esordio dell’architetto Michele Bilancia, autore di numerosi saggi e testi divulgativi. Siamo nel 2031 e il protagonista, il cardinale archeologo Richard Phinnyng, è alla ricerca di quello che potrebbe cambiare radicalmente gli insegnamenti del cristianesimo: il quinto Vangelo. Quello disegnato da Bilancia è un futuro vicino, in cui il mondo è progredito e al contempo è diventato proprietà di lobby economiche spietate. Lo scenario non è roseo e il valore della vita umana rischia di perdersi nel progresso, fino a quando giunge qualcosa da lontano per ricordare all’uomo le proprie origini. Detto questo, è doveroso constatare che la trama non emerge per originalità, dato che il tema di vangeli sconosciuti che riaffiorano è ormai quasi un cliché. Nonostante poi Michele Bilancia dimostri di saper maneggiare lo strumento diegetico, si perde in pagine e pagine di narrazione in cui accade di tutto: sicuramente qualche pagina in meno e un maggior ritmo avrebbero sicuramente migliorato il romanzo, che si regge su una ricostruzione storica in realtà traballante, dato che è nota la presenza dei cosiddetti vangeli apocrifi  e quindi il fatto che in Luca si legga che altri hanno narrato la vita di Gesù Cristo non ha nulla di poi così eclatante. Resta la volontà dell’autore di voler costruire un romanzo avvincente che si nutre di varie contaminazioni ma, sinceramente, seicentocinquantotto pagine per l’ennesima vicenda a sfondo religioso à la Dan Brown ci sembrano davvero eccessive.