L’ultimo Vangelo - Il mistero di Tun-Aggel
Mistero, fantascienza, storia, religione, archeologia, atmosfere thriller, visioni apocalittiche: sono i tasselli che compongono il mosaico de L’ultimo Vangelo - Il mistero di Tun-Aggel, romanzo d’esordio dell’architetto Michele Bilancia, autore di numerosi saggi e testi divulgativi. Siamo nel 2031 e il protagonista, il cardinale archeologo Richard Phinnyng, è alla ricerca di quello che potrebbe cambiare radicalmente gli insegnamenti del cristianesimo: il quinto Vangelo. Quello disegnato da Bilancia è un futuro vicino, in cui il mondo è progredito e al contempo è diventato proprietà di lobby economiche spietate. Lo scenario non è roseo e il valore della vita umana rischia di perdersi nel progresso, fino a quando giunge qualcosa da lontano per ricordare all’uomo le proprie origini. Detto questo, è doveroso constatare che la trama non emerge per originalità, dato che il tema di vangeli sconosciuti che riaffiorano è ormai quasi un cliché. Nonostante poi Michele Bilancia dimostri di saper maneggiare lo strumento diegetico, si perde in pagine e pagine di narrazione in cui accade di tutto: sicuramente qualche pagina in meno e un maggior ritmo avrebbero sicuramente migliorato il romanzo, che si regge su una ricostruzione storica in realtà traballante, dato che è nota la presenza dei cosiddetti vangeli apocrifi e quindi il fatto che in Luca si legga che altri hanno narrato la vita di Gesù Cristo non ha nulla di poi così eclatante. Resta la volontà dell’autore di voler costruire un romanzo avvincente che si nutre di varie contaminazioni ma, sinceramente, seicentocinquantotto pagine per l’ennesima vicenda a sfondo religioso à la Dan Brown ci sembrano davvero eccessive.
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