Cinquanta sfumature di nero
Se Cinquanta sfumature di grigio aveva perlomeno la piacevolezza di introdurre una storia abbastanza originale, per quanto leggera e inverosimile, il suo sequel manca quasi del tutto di una trama. Ci sono litigi e dialoghi, sospetti e pericoli, ma la struttura di base è davvero difficile da rintracciare. La scelta di virare sul giallo avrebbe richiesto una pianificazione più accurata degli eventi. A volte si ha la sensazione di camminare su un pezzo di legno traballante, saltando da un momento di passione alla prova del vestito adatto per un party senza richiamare le tracce seminate nei paragrafi precedenti. Le scene di coppia sono il trionfo della banalità: lei cucina una frittata e lui la sorprende da dietro, lei si veste e lui la guarda di nascosto trovandola bellissima... ne ho citate a sufficienza? Se non basta, c'è la più creativa (?!), quella di lui che si eccita mentre lei è piegata sul tavolo da biliardo pronta a sferrare il colpo. Veniamo al piccante? Meglio di no. Nemmeno i più sofisticati attrezzi da bondage sono bastati all’autrice inglese per infondere una minima carica erotica al romanzo. Forse se l’avesse buttata sul ridere avrebbe almeno tenuto viva l’attenzione del lettore che - primo caso nella storia umana – qui corre il rischio di addormentarsi durante una scena di sesso, uomo o donna che sia. Una miglioria però a essere onesti la Jones l’ha apportata: qui Grey sfoggia un umorismo rimasto nascosto nel primo volume. Lo compensa il carattere di Ana, che diventa ancora più servile e banale. Ha appena iniziato un nuovo lavoro e passa il tempo a riascoltare le canzoni che Grey le ha fatto trovare sull’iPad, il suo ultimo regalo. La realtà sarà anche questa per i ricconi del ventunesimo secolo, ma almeno nei libri il romanticismo potrebbe trovarsi in un tramonto, invece che in un tablet!
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