Le difettose

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Le difettose
“Dammi dei figli o altrimenti muoio!”: lo urlava Rachele nella Bibbia, invidiosa della fertilità di sua sorella Lea. E lo urlano ancora, duemila anni dopo, “le difettose”, quelle donne che non riescono ad avere un figlio, una gravidanza. Sono un esercito, una sorta di società segreta che si ritrova di nascosto nei centri per la fecondazione assistita: sono le cosiddette “fivettare”. Un mondo di donne ancora in età fertile o appena poco più in là, unite da un unico desiderio che diventa ossessione: diventare madri. Carla Petri, latinista, è una di loro. Nella vita ha avuto tanto, si potrebbe dire tutto. Potrebbe essere soddisfatta, ne è consapevole lei stessa. Eppure quella mancanza diventa cruciale e inizia ad assorbire ogni attimo di vita, tutto è proteso alla ricerca di un figlio. Si comincia ad utilizzare ogni mezzo. Con il “Club”, il gruppo online di chi cerca un bimbo, ci si scambiano informazioni di ogni genere. E si provano tutte, nessuna esclusa.  Ma è una ricerca estenuante, un altalenarsi incessante di speranze e delusioni. Forse è troppo tardi. “Perche non mi sono accorta che il tempo continuava a trascorrere? Dove diavolo ero mentre la sabbia scolava giù tanto in fretta? Cosa stavo facendo?” “Perché ti lamenti? La vita è lunga se sai utilizzarla bene.” Il suo amato Seneca la soccorre...
Eleonora Mazzoni, attrice al suo primo romanzo, entra con una torcia filosofica nel tunnel delle “donne sbagliate”, analizzandone motivazioni e reazioni. Forse è la cultura del nostro tempo, il retaggio dei tempi passati, o forse la natura propria dell’essere femminile, a spingere le difettose a cercare con ogni mezzo questa gravidanza che non arriva? E i figli sono un dono o una proprietà? “Forse in futuro sembrerà ridicolo il senso di possesso genetico dei figli. Si faranno con incastri variegati e incroci arditi. Ci sarà un vitale meticciato dei genomi, come già esiste quello delle razze. In fondo cosa ci sarebbe di male? Ci sono a piede libero tanti genitori scriteriati e pericolosi, perfettamente regolari. Di quelli non ci si preoccupa? Se avessi avuto un figlio a quindici anni che terrificante madre naturale sarei stata?”. E ancora: “Una nuova umanità concepita nelle fabbriche della vita. Ogni embrione potrebbe avere una madre doppia o un padre doppio. Oppure un padre doppio e una madre doppia. O addirittura tripla. La madre che decide di esserlo, la donatrice dell’uovo e la donna che affitta l’utero. Uomini e donne non più singolari, ma plurali e composti. Figli amati, desiderati, immaginati nei cuori e nei corpi di tante persone. Una moltiplicazione degli affetti. Un’esplosione delle origini. Donatori di vita misteriosi, lontani, sconosciuti, e genitori presenti e responsabili. Fratellastri e sorellastre ignoti in giro per i cinque continenti. Il monoteismo genetico sembrerà una faccenda primitiva”. Senza dare giudizi, cercando piuttosto di comprendere i meccanismi dell’istinto riproduttivo, la Mazzoni percorre la quotidianità di una Rachele contemporanea che confida nella scienza, si rifugia nella filosofia di Seneca e si muove in equilibrio precario tra i propri desideri e la necessità di rinunciare. Fino a dare un valore alla maternità voluta a tutti i costi, che la rende speciale nella sua ostinazione d’amore. Un romanzo originale, intessuto da un dialogo rapido e ricco di terminologie fantasiose, utile non solo alle cosiddette difettose, ma a tutte le donne che non vogliono arrendersi.