Il fiuto dello squalo
Gianni Solla, napoletano doc, al contrario dei clienti della “Musica Blue Records”, non solo non è un bluff ma è un cavallo di razza con finissimo pedigree letterario. Lo riconosci subito. Basta leggersi due righe qualsiasi di un suo scritto a caso, o persino del suo sito - Hotel Messico, il sito con i denti gialli - un'esilarante contenitore di storie geniali e spietate, nonché fucina e palestra da anni per le sue opere poi finite giustamente in libreria. Perché dopo la classica gavetta, fatta più che altro di partecipazioni ad antologie o lavori con editori minori, ora, proprio come capita a Mattia, il diamante grezzo che lo Squalo si trova improvvisamente per le mani, Solla trova finalmente la strada per offrirsi ad un più vasto pubblico, grazie alla Marsilio e al sempre impeccabile e prezioso lavoro di Jacopo De Michelis. E lo fa con un romanzo che è un inno alla nostra miserabile decadenza esistenziale. Sergio Scozzacane in arte lo Squalo infatti è un personaggio talmente (in)dolente che non lo si può non amare. Un personaggio così malinconicamente disperato - era dai tempi di Bukowski che non ne trovavo uno così - da farti rammaricare persino di giungere troppo in fretta alla fine del romanzo. Lo Squalo è segnato fin dalla nascita, la vita non gli ha concesso nulla. C'è quell'enorme naso a ricordarglielo. Un naso che è tutto tranne fiuto per gli affari, come disperatamente egli tenta di giustificare. Un'escrescenza ereditata dal padre – perché il fallimento è genetico, ti si appiccica addosso di generazione in generazione, non lo puoi sfuggire, non ti puoi affrancare - insieme alla casa discografica che grazie a Scozzacane diviene ricettacolo di vanità altrui pagate a caro prezzo. La vita dello Squalo è squallida, nera, fatta di bassezze esistenziali accettate dallo stesso con irriverente e invidiabile ironia dissacratoria. Una filosofia di vita zen, che parte dalla sua inarrestabile capacità di attirare sventure e però nel contempo di farsele scivolare, come sudore maleodorante, instancabilmente addosso. Tutto ciò che egli tocca fallisce, crolla, va in pezzi, eppure non si ha mai l'impressione di assistere ad una decadenza definitiva. C'è sempre uno spiraglio da cui si può ricominciare. Un libro pieno di vita nonostante si viaggi sempre ad un passo dalla morte. Un romanzo che sarebbe stato un soggetto perfetto per un film di Monicelli o Nanni Loy, maestri, come Solla, nel narrare con dissacrante ironia la malinconica bontà del cinismo.
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Letto in una notte
Una volta letta la prima pagina, poi la seconda, la terza, la quarta beh tutto in una notte.....incredibile,,,a volte non so perché sembrava che conoscesse qualcosa di me!!.... cmq davvero incredibile......bravo!!! e pensare che siamo simili io per il mare lui per la scrittura......in bocca al lupo per il futuro per me è un diavolo di scrittore, mi ricorda il mio migliore primo amico, del mio quartiere ...del mio palazzo......un saluto dal fondo del mare ove vive il tuo squalo.......