Sherlock Holmes, chi era costui?

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Sherlock Holmes rappresenta nella fantasia del pubblico di tutto il mondo l’archetipo stesso dell’investigatore: il sintomo inequivocabile di un successo enorme, che ha trasformato un semplice personaggio letterario azzeccato in un’icona immortale. Eppure il suo autore non avrebbe mai immaginato per la sua creatura un destino tanto glorioso.




Negli anni ’80 del XIX secolo Arthur Conan Doyle, per esorcizzare lo stress e la noia di una vita professionale poco riuscita in un piccolo studio medico in quel di Portsmouth, scrive racconti polizieschi per alcune riviste. Un hobby che nel 1887 porta a Uno studio in rosso, prima avventura di Sherlock Holmes e John H. Watson. Pur con tratti di indubbia originalità e con tutti gli ingredienti classici delle storie di Holmes già presenti in toto (l’acume quasi soprannaturale dell’investigatore,l’incredulità di Watson, i metodi moderni di indagine, etc.), il romanzo passò quasi inosservato, ma non altrettanto può dirsi per Il segno dei quattro, che nel 1890 pose lo scrittore in erba all’attenzione della critica e soprattutto del pubblico, che tributò un successo strepitoso ai racconti de Le avventure di Sherlock Holmes del 1891-92. Abbandonata la carriera medica, Doyle cercò di affrancarsi dalla sua ingombrante creatura narrando in un racconto dell’antologia Le memorie di Sherlock Holmes del 1894 la sua morte, ma le proteste dei lettori furono talmente vibranti che l’autore dopo qualche anno fu costretto a tornare sui suoi passi. L’ispirazione per la figura di Holmes a Doyle la diede Joseph Bell, professore del medico-scrittore all’Università di Edinburgo. Bell aveva il vezzo di dedurre il carattere delle persone da piccoli particolari invisibili ai più. Sessanta tra romanzi e racconti (scritti nell’arco di quarant’anni), un numero elevatissimo di film, serie tv, fumetti, videogames, giochi, siti internet, riviste.

 

ROMANZI E RACCONTI

Uno studio in rosso

Il segno dei quattro

Il mastino dei Baskerville

La valle della paura

Oltre la porta magica

Tutto Sherlock Holmes

Il grimorio di Baker Street

Storia di doppi e doppiette

A cena con l’assassino

Il mandala di Sherlock Holmes

I casi orientali di Sherlock Holmes

L’allieva e l’apicultore

Sherlock Holmes contro Dracula

I neri agenti della notte

 

FUMETTO

I casi di Sherlock Holmes

Holmes (1854-1891?)

 

SAGGI

I signori della truffa

Dischi volanti e mondi perduti

 

CURIOSITÀ

Audiolibri, va fortissimo Sherlock Holmes

 

Per approfondire le ragioni di un successo così duraturo, abbiamo interpellato uno dei massimi esperti di Sherlock Holmes italiani, Luigi Pachì, curatore della rivista “Sherlock Magazine”.

 

Da più di un secolo, Sherlock Holmes affascina lettori di ogni parte del mondo. Il suo nome è diventato sinonimo di detective anche presso chi non ha mai letto una riga di Arthur Conan Doyle, la sua fisionomia e persino il suo abbigliamento sono universalmente familiari: qual è il segreto del successo di questo personaggio?
Indubbiamente è dipeso dall’abilità che Conan Doyle ha avuto nel costruire un personaggio bohèmien, nel senso di anticonformista, ricco di pregi e di difetti. Un personaggio dall’abile deduzione, dall’intuito eccellente, ispirato al professor Joseph Bell che Conan Doyle ebbe modo di frequentare e apprezzare nella sua gioventù, ma anche una figura molto irruenta, spesso fuori dalla rigida etica professionale di un tempo. Poi se aggiungiamo l’ambientazione della magica atmosfera della Londra vittoriana che fa da contorno alle opere, e il fatto che la maggior parte dei racconti introduce il suo, apprezzatissimo dai lettori, metodo ipotetico-deduttivo (abduzione) che inchioda il lettore dalla prima all’ultima pagina… il resto viene da sé. Sherlock Holmes, a buon diritto, può essere considerato certamente il detective per antonomasia, un’icona per la maggior parte dei lettori.

Sei da qualche anno il curatore di “Sherlock Magazine” e la mente dietro ad alcune interessanti iniziative editoriali dedicate al personaggio di Doyle. Vuoi parlarcene brevemente?
Dunque, ho inziato nel 2000 creando un sito di divulgazione dedicato al personaggio di Sherlock Holmes e al suo autore. Qualcosa che si aggiungesse al panorama nazionale, ma che non fosse un ennesimo copia-incolla di quello che già esisteva in rete. Da qui l’idea di vedere il portale di Holmes come qualcosa di vivo e che fungesse da catalizzatore sulla figura di holmesiana, ma anche allargandosi alla detective story più in generale. Diciamo, il punto di riferimento per gli amanti del giallo classico. Oggi “Sherlock Magazine” ha circa 40.000 accessi/mese e quasi tutti sono riferiti alle notizie (almeno una news al giorno) e alle rubriche. Purtroppo il forum non ha mai funzionato molto, ma è insito nella tipologia dei nostri lettori che preferiscono leggere che stare ore sui forum a discutere del più e del meno… Per quel che riguarda i libri che ho curato su Holmes ho prodotto due antologie di apocrifi per la Solid di Torino - che poi Fabbri/RCS ha riproposto nella collana (recentemente ristampata e disponibile in edicola) “Sherlock Holmes & co.” (16.000 copie di tiratura), ho scritto il saggio L’universo di Sherlock Holmes (2001), sempre edito da Solid, mentre da qualche anno dirigo per la Delosbooks la rivista-libro “Sherlock Magazine”. Qui il discorso si amplia perché oltre a pubblicare racconti apocrifi, la testata propone una selezione di articoli e saggi di spessore su tutto il giallo classico e anche approfondimenti su personaggi tipo Hercule Poirot (n.3) e prossimamente Nero Wolfe. Un ultimo commento anche su Il diciottesimo scalino, l’enciclopedia holmesiana che ho proposto sul secondo volume della “Sherlock Magazine”, con 200 pagine fittissime di voci riferite al canone scritte da due massimi esperti italiani e introdotta dal giornalista Corrado Augias. Un lavoro estenuante, ma molto bello!

Una delle caratteristiche più tipiche della letteratura sherlockiana è l’esistenza di un canone e parallelamente di una quantità sempre crescente di apocrifi. Un fenomeno familiare ai lettori di saghe fantasy, ad esempio, ma sconosciuto ai lettori che non frequentano la narrativa di genere. Vuoi spiegare ai profani di cosa si tratta?
Fondamentalmente dopo la morte di Conan Doyle agli appassionati sono rimasti da leggere solo i sui 4 romanzi e 56 racconti (da qui il canone). Per molti il divertimento è quello di rileggere continuamente i testi originali per scoprire cose sempre nuove e trovare connessioni tra luoghi, personaggi, riferimenti, ecc. Per questa tipologia di lettori, tipicamente fondamentalista, il canone è un po’ una Bibbia e qualsiasi altra cosa che riguarda Holmes scritta da autori diversi viene vista con sospetto. Per altri lettori la voglia di leggere nuove avventure del detective inglese, oltre alle 60 storie ufficiali, ha fatto si che una pletora di autori potesse sfruttare questo mercato per pubblicare storie apocrife. Scrivere però degli apocrifi non è affatto facile; occorre conoscere bene i personaggi, le psicologie, i modi di parlare dell’epoca; serve dare alla storia la giusta atmosfera e il corretto timing agli eventi narrati. Per esempio, leggere una bellissima storia di Holmes in cui l’autore descrive il detective oberato di lavoro a Londra durante il grande Iato (i tre anni in cui viene creduto morto dopo lo scontro con Moriarty) vuol dire – di fatto - leggere una bufala. Ecco quindi l’importanza di inserire la nuova avventura anche in un contesto storico corretto, meglio ancora se la stessa riesce a dire qualcosina in più di quello che già sappiamo su Holmes evitando di costruire un plot premasticato e utilizzando descrizioni già presenti nel canone. Insomma, come vedi l’apocrifo holmesiano è qualcosa di molto delicato e si può avvicinare solo quel tipo di autore che ritiene di conoscere molto bene l’opera di Conan Doyle.



 

 

 

 
 
 
 
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