La giudice

La giudice
Paola Di Nicola è figlia e moglie di magistrato, magistrato lei stessa. Nata e cresciuta in un ambiente di magistrati uomini, fin dall’inizio Paola vuole calcare le orme del padre, e con la fedeltà che si deve alle istituzioni in cui si riconosce, non può ammettere le differenze e le difficoltà che una donna a parità di curriculum, esperienza e capacità deve affrontare. Ci racconta di come sia stato difficile in passato - ma anche tutt’ora continui ad esserlo - l’inserimento delle donne  nella Magistratura, un mondo da sempre ad appannaggio degli uomini  che si credono costantemente gli unici in grado di emettere sentenze con la serenità di giudizio lontani da emozioni e isterismi ritenuti tipici delle donne. Tesi sostenuta senza vergogna e fatta propria anche da illustri personaggi e in cui la condanna è rivolta soprattutto alla mancanza legislativa e culturale riguardo alla donna come soggetto nelle attività giurisdizionali, condanna avallata da un silenzio che purtroppo non è solo maschile. E così il racconto di un processo per violenze familiari tenutosi a Latina nel 1978, nel quale la colpevole è sempre la donna con i suoi atteggiamenti, rea solo di “essere femmina”, si avvicina pericolosamente alle cronache di questi giorni che purtroppo ci riferiscono di episodi d’intolleranza non ancora cancellati nei confronti dell’altra metà del cielo, vedi siti ultraclericali o manifesti appesi nella bacheca di una chiesa ligure. Il racconto dell’episodio avvenuto nel carcere di Poggioreale quando Paola si trova a dover interrogare un boss coinvolto nel traffico dei rifiuti è esemplare. L’uomo non le nasconde la sua diffidenza e cerca in tutti i modi di far leva sulle presunte fragilità femminili. E tra le pagine viene a galla anche la personale battaglia per il riconoscimento del diritto di poter ottenere l’avvicinamento ai propri figli nonostante sia separata dal marito. E ancora, la sua esperienza dall’alto dello scranno, da dove vede ed ascolta realtà variegate, sconvolgenti, da dove assiste a violenze molto spesso domestiche, osserva famiglie disgregate. Le passano davanti agli occhi testimoni, imputati e vittime, ascolta le loro versioni e le loro esperienze in un viaggio che porta ad un verdetto…
Quante domande si deve porre un giudice?  Se lo chiede con forza Paola Di Nicola, giudice presso il Tribunale di Roma dal settembre del 2010. Quanti fili deve riannodare?  Quanto essere donna pesa? Quanti pregiudizi, quanto lavoro in più? Quanta la fatica per arrivare ad una sentenza? Molti sono gli elementi da riordinare per giungere ad un verdetto di colpevolezza o di condanna che in un caso o nell’altro modificheranno per sempre la vita di tutti gli attori del processo.  E cosa pensa un imputato trovandosi di fronte un giudice in gonnella? In questo momento così delicato l’autrice sente che l’esperienza femminile in un mondo che fa finta di essere neutro è un valore aggiunto che va difeso a tutti i costi. Tanti i rimandi a pubblicazioni autorevoli che hanno contribuito ad impreziosire questo interessante libro d’esordio.

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