Pericle il Nero

Pericle Scalzone di mestiere sodomizza la gente per conto di un boss della camorra, Luigino Pizza, proprietario di numerose pizzerie e sosia dell’ex allenatore del Napoli Ottavio Bianchi: se qualcuno sgarra, Don Luigino lo convoca, Pericle si spalma il “pesce” di pasta antibiotica - all’occorrenza dopo aver stordito la vittima con un sacchetto di sabbia in testa - e “punisce” il malcapitato o la malcapitata. Se Don Luigino mette gli occhi su un'altra pizzeria, lo fa sapere al proprietario attuale e se quello non vuole cederla, manda Scalzone dalla moglie o da un figlio del proprietario e lui sodomizza tutti. Pericle non ha un pesce chissà quanto grande, quindi non è che faccia chissà che male alle sue vittime. Del resto non deve fare male, deve solo svergognare. “Quando la persona è svergognata, capisce e riga dritto”. Una sola volta è successo che una vecchia poi si è butata dalla finestra, esagerata. Pericle Scalzone fa questo lavoro da sette anni. Prima lavorava nel porno, ma da quando nell’ambiente sono arrivati i milanesi, non lo hanno voluto più: oggi non basta avere erezioni a comando, devi pure essere bello per fare i video hard. Durante uno dei suoi raid, stavolta contro un parroco di Forcella, Pericle vede una cosa che non doveva vedere, e da quel momento viene braccato da tutti i clan camorristici della città o quasi. Inizia una fuga disperata in giro per l’Italia durante la quale Pericle incontra Nastasia, una maestra polacca che lavora in una fabbrica di copertoni di Pescara...

Nel 1993 un brillante sceneggiatore di fumetti, Giuseppe Ferrandino (“Orient Express”, “Lancio Story”, “Dylan Dog”, “Topolino” e soprattutto quel meraviglioso sogno durato troppo poco che risponde al nome di “Nero”), pubblica con lo pseudonimo di Nicola Calàta per Granata Press un romanzo che in Italia passa del tutto inosservato. Due anni dopo quel romanzo esce nella prestigiosa Série Noire dell’editore francese Gallimard, riscuotendo un lusinghiero successo di critica. Ancora qualche anno e lo staff di Adelphi, abbandonando per un attimo il suo proverbiale snobismo, cattura il talento ischitano e fa uscire Pericle il Nero. Siamo nel 1998, e il romanzo diventa il caso letterario dell’anno. Meritatamente, aggiungiamo noi: il linguaggio secco e genialmente espressionistico, la spietatezza allucinata della vicenda e la capacità di dire tutto dei personaggi con quattro parole sono il sintomo chiaro di un grande talento letterario, che dal mondo delle nuvole parlanti ha preso la magia dell’inquadratura, del ritmo inesorabile, e dalla tradizione noir la violenza del linguaggio e l’amore per le storie di malavita. Pericle il Nero è un appassionante on the road in un’Italia grigia, depressa e disperata e il protagonista è una delle figure più originali degli ultimi decenni, non solo per le premesse (il suo modus operandi, il suo background) ma anche per l’evoluzione dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti mentre l’avventura giunge al suo culmine, di nuovo nei vicoli di Forcella. Un percorso che da schiavo apatico, da “cane” quale è, lo trasforma in uomo e (forse) lo salva. Per chi è interessato al genere, un capolavoro da non perdere. Per chi non ha mai letto un romanzo simile, una scossa di adrenalina che può indurlo, a Dio piacendo, ad aggiornare i suoi gusti letterari.



 

 

 

 
 
 
 

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