Felice per quello che sei

Felice per quello che sei
Che Rossana Campo fosse emotiva era abbastanza chiaro da tutti i suoi romanzi, nei quali le emozioni, le passioni e tutti gli altri sentimenti insieme riescono ad essere travolgenti e travolti fino al paradosso. Che fosse anche buddista è stata per me una scoperta e un motivo in più di interesse verso questa pratica/filosofia/religione o chiamatela come volete, di cui negli ultimi tempi si sta facendo un gran parlare. Li immagino tutti lì, Richard Gere, Roberto Baggio e tutti i Budda Vip, seduti in tuta a gambe incrociate e occhi socchiusi su un tappetino di bambù, a recitare ossessivamente Nam-myoho-renge-kyo … e non so perché, immagino che la Campo faccia casino e mandi all’aria tutta la meditazione. Rossana arriva al buddismo per una serie di coincidenze quasi paranormali: un sogno, una pergamena con ideogrammi cinesi e l’idea di raccontarlo ad uno sconosciuto. In realtà non ci arriva subito, perché da quando sogna la pergamena a quando mette da parte un po’ di preconcetto verso il proselitismo ci passano un paio d’anni, in cui ci mette in mezzo un libro e tante altre storie. Ma il pensiero di quella pergamena continua a ripresentarsi, fino a quando cede alla curiosità. Da quel momento, niente è più come prima. Rossana scopre che le inadeguatezze non vanno combattute ma trasformate, e così le paure e tutto ciò che ci sa soffrire o sentire a disagio. E questo messaggio deve essere recapitato a tutti.  Per questo la scrittora accetta di scrivere un libro sul buddismo, scavalcando i dubbi e premettendo limiti ed approssimazioni. In realtà non scrive un testo teologico, ma un’altra storia: la storia di tutti coloro che sono alla ricerca di un punto di riferimento a cui affidarsi nei giorni più difficili e da non perdere di vista in quelli più facili. Il buddismo è per tutti, è una pratica interiore, una filosofia di vita che migliora la relazione con se stessi e con il mondo circostante, in grado di modificare il cuore di un essere umano e trasformare l’infelicità…
Quando vado alla presentazione del suo libro, trovo una Rossana talmente tranquilla che quasi per un momento ci rimango male (ma come, non dovevamo inseguire attori americani, fare quello che ci pare, divertirci sfrenatamente sfuggendo a critiche ed etichette?). Questo buddismo l’ha sedata, penso. Inizia la conferenza, Rossana inizia a spiegare come è nato questo libro e come lei è diventata buddista. Lentamente, tirandoti per le emozioni, ti trascina un’altra volta in un’avventura fuori dagli schemi, al cui centro ci sono sempre le incertezze, i contrasti, i sentimenti e sempre il profondo desiderio di essere felice. E la scoperta è che si può essere felici per come si è, proprio così: felici di essere contenti quando si è contenti, felici di essere tristi quando si è tristi. In realtà la felicità risiede nell’accettazione e nella consapevolezza che tutto scorre. Non sono concetti religiosi, ma filosofici, ed appartengono al patrimonio dell’intera storia umana. Non vi sono neppure requisiti essenziali per accedere. Ognuno si presenta con il Karma che ha: quello che fa la differenza è la capacità di modificarlo, la tendenza a superare i propri limiti, l’onestà di riconoscere quelli non ancora raggiunti. Rossana Campo ci guida attraverso la storia del Buddismo, le sue varianti nel mondo, le diversità di approccio e di pratica, ma lo fa sempre da dentro: come se avesse fatto colazione con Shakyamuni la mattina dopo la notte di meditazione, come se si allenasse al tapirulan con Nichiren Daishonin, come se fosse il primo seguace del samurai coniglio. “Siate per voi stessi come un’isola, siate il vostro stesso rifugio” e se non avete idea di come arrivare a questo, lasciatevi guidare da una buddista emotiva.

Leggi l'intervista a Rossana Campo

 

 

 

 
 
 
 
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