Attraverso l'Atlantico in pallone

Attraverso l'Atlantico in pallone
È l'estate del 1878 quando sulle spiagge di Sydney, nelle Isole Bretoni, una moltitudine di gente si agita ed esplode in "Urrah!" pieni di entusiamo. Quasi trentamila tra uomini e donne da ogni parte degli Stati Uniti, dal Maine, dal Nevada, dal Vermont, e con loro anche inglesi e francesi accorsi dal basso e dall'alto Canada e dall'isola di Terranova. Ciò che li ha spinti a ore, se non giorni, di viaggio e li tiene in tanta eccitazione è un uomo, un giovanotto, un pazzo per alcuni, di nome Ned Kelly. Questo yankee purosangue, nato nel Connecticut e tanto ricco da poter dedicare l'ancor giovane vita alle scienze, all'ingegneria e allo studio dell'aeronautica, ha annunciato che tenterà la traversata dell'Oceano Atlatico con un pallone! Con lui, solo il suo servitore Simone, un giovane nero dall'aria terrorizzata. Nessuno osa perdersi un momento così memorabile, chi per ammirazione nei confronti di tanto ardire, chi per gustarsi dal vivo quello che a detta di molti - dei giornali prima di tutto - è un suicidio annunciato. Ma non c'è più tempo, è tutto pronto per la partenza! L'idrogeno inizia a gonfiare la seta di quello che non è un pallone tradizionale ma due fusi immensi, due gigantesche sigarette di quasi quaranta metri che sorreggono una specie di battello di metallo leggero di colore argento, pieno zeppo di oggetti, strumenti e vivande di ogni tipo. Il Washington, questo il nome della nave volante, è ormai tenuto a terra, e a stento, solo dalle grosse funi, l'ingegnere sta per dare il comando di "Via tutti!"... quando tra la folla si scorge un uomo in fuga. È inseguito da almeno venti poliziotti, ma con un salto raggiunge il battello proprio mentre questo ha ormai preso il volo verso il mare, i suoi pericoli, e le sue sterminate distanze…
Una scelta davvero azzeccata quella di Bordeaux di pubblicare, insieme ad altri classici "poco noti o dimenticati", anche Attraverso l'Atlantico in pallone di Emilio Salgàri (con l'accento rigorosamente sulla seconda "a", come sin dalla copertina si rimarca). Azzeccata perché questo romanzetto del prolifico autore veronese, pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1895 e il 1896, è davvero divertente e la lettura smentisce quanti l'avevano subito relegato tra le sue opere minori e meno interessanti. L'interesse sta qui non solo nella consueta abilità con cui Salgari sa tenere desta l'attenzione con momenti di grande tensione nel limitato spazio di un pallone aerostatico: pur avendo come sfondo un oceano infinito in apparenza immobile (specie a 3000 metri d'altezza), l'autore sa popolare e animare la sua avventura di polpi giganti, navi fantasma, incrociatori della Real Marina, squali ovviamente e persino una zattera di naufraghi tutt'altro che riconoscenti. Accanto a questi momenti di foga narrativa, sapientemente l'autore frena l'azione introducendo frequentissimi momenti quasi didattici e, come in una fine-ottocentesca puntata di “SuperQuark” volante, mette mano a sua grande cultura storica e scientifica fornendo informazioni precise e dettagliate sulla pesca e la fauna marina, sulle correnti e sui venti, sulla storia dei luoghi e dei popoli sorvolati o in procinto di raggiungere ecc. Dario Pontuale nella sua introduzione ricorda come Salgari in tutta la sua vita non abbia mai viaggiato al di là di Brindisi. Attraverso l'Atlantico in pallone dimostra come spesso la penna possa volare più in alto e più lontano di qualsiasi nave o aereo. O pallone!

 

 

 

 
 
 
 
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