Speciale 3D

Speciale 3D

Anche se oggi si è leggermente posato, il polverone che qualche anno fa ha sollevato il ritorno, in pompa magna, del cinema 3D, ha pochi eguali nella storia della settima arte. A sentire alcuni critici, se la stereoscopia in tre dimensioni non ha la portata che ebbe l'avvento del sonoro, poco ci manca. Come hanno commentato invece produttori ed esercenti cinematografici questa rivoluzione? A sentir loro il cinema, ormai caduto in un baratro apparentemente senza fondo, sarebbe potuto essere salvato solo ed unicamente da questa novità (anche se neanche così tanto) tecnica. Questo avveniva in un primissimo momento, oggi dopo qualche anno, è giunto il momento di capire se la terza dimensione aggiunge qualcosa alla visione. Parliamo di emozioni, sensazioni, ma anche di possibilità espressive. E oggi, che a sentire qualcuno il capolavoro del 3D è già stato scritto con Avatar, gli animi sembrano essersi calmati e quindi essere giunto il momento per un'analisi lucida...
Uno dei punti forza della rivista/libro Moviement è l'avere il coraggio di non dover per forza pubblicare documenti e saggi originali. Se qualcuno ha già scritto, e bene, all'estero di un argomento, è forse una buona idea tradurre e dargli spazio, senza necessariamente andare a cercare in casa propria. Ben vengano quindi gli autori italiani, ma senza paraocchi, please. Gemma Lanzo, curatrice dei volumi Moviement, ha inteso alla perfezione il discorso e affida il saggio più importante del libro ad una traduzione. Il pezzo di Sarah Atkinson, che in poco meno di trenta pagine traccia un profilo, storico e teorico, dell'evoluzione delle tre dimensioni al cinema, è già uscito su una rivista inglese. E meno male, perché sembra proprio sinonimo di qualità. Dopo questa sorta di prefazione, il fenomeno del 3D viene analizzato in tutti i suoi aspetti, con particolare interesse, più che per la tecnica, riservato all'impatto che questo ha sulla ricezione spettatoriale e sull'utilizzo autoriale che se ne può fare. Tra tutti i saggi, sottolineiamo quello a cura di Costanzo Antermite, che studia “Il 3D nel cinema italiano 1953-54”, con diversi spunti (e titoli!) che risulteranno alieni ai più. Affatto banale il capitolo dedicato all'analisi dei film, nel quale, finalmente, si tenta uno studio filmico sull'impatto del 3D a livello tecnico e non solo a livello culturale e sociologico.

 

 

 
 
 
 
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