In territorio nemico

In territorio nemico

Subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'Italia va in frantumi. I collegamenti e le comunicazioni saltano, il Re e i membri del governo fuggono di nascosto a Brindisi, l'esercito senza ordini precisi si sbriciola, i militari tedeschi presenti sul territorio italiano da alleati si trasformano in poche ore in feroci occupanti. Tre membri di una famiglia si trovano isolati, lontani e ignari del destino degli altri due. L'ingegnere aeronautico Aldo Giavazzi, progettista di aeroplani e depositario forse di qualche segreto, già da qualche giorno si è 'imboscato' nella cascina del Basso Lodigiano, tra Codogno e il Po, in cui ancora vive l'anziana madre Elsa e qui vive come un topo, nascondendosi in soffitta ogni volta che la donna riceve una visita, per timore di essere arrestato. La sua giovane moglie Adele Curti intanto a Milano riceve la visita di agenti dell'OVRA, la polizia segreta mussoliniana, che le fanno mille domande sul marito, la minacciano, la molestano e la picchiano senza però cavarle di bocca nessuna informazione. Intanto Matteo, fratello di Adele e guardiamarina a bordo della corvetta “Gabbiano”, ormeggiata nel porto di Gaeta, ascolta attonito alla radio il proclama del maresciallo d'Italia Pietro Badoglio e si interroga preoccupato sul destino della sorella. Passano solo poche ore e le truppe tedesche di stanza nella cittadina laziale tentano di prendere possesso della nave, che salpa a tutta velocità per sfuggire: si scatena una battaglia a bordo e Matteo durante una colluttazione con un soldato tedesco cade in mare. Nuotando con difficoltà, appesantito dall'uniforme, raggiunge una spiaggia isolata poco lontano. È l'alba, e Matteo stremato e spaventato prende la decisione che nello stesso momento migliaia di suoi commilitoni stanno prendendo: getta via l'uniforme indossando un paio di pantaloni malridotti trovati in un casolare abbandonato vicino alla spiaggia e si mette in cammino. Inizia per lui un pericolosissimo viaggio da disertore, alla ricerca di sua sorella...
Esperimento interessante e sorprendente di scrittura collettiva, attività artistica nella quale noi italiani abbiamo una poderosa tradizione, a partire dal Gruppo dei Dieci  per arrivare a Wu Ming, questo In territorio nemico. Dietro alla sigla Scrittura Industriale Collettiva (SIC) che campeggia sulla fumettosa copertina di Riccardo Falcinelli c'è un vero e proprio metodo ideato nel 2007 da Gregorio Magini e Vanni Santoni (e la lunga e complessa gestazione de In territorio nemico è iniziata praticamente poco dopo) che è possibile utilizzare con licenza Creative Commons. In cosa si differenzia il metodo SIC dalle precedenti esperienze di scrittura collettiva? Dal fatto che tutti (o quasi) scrivono potenzialmente tutte le parti del romanzo. Coordinati da Magini e Santoni, circa 100 scrittori (e non contiamo i consulenti e i revisori, per non parlare di chi aveva aderito al progetto ma si è ritirato in seguito) hanno infatti compilato a gruppi delle 'schede' riguardanti ognuna un aspetto della produzione (un personaggio, un luogo, una scena, e così via). È stata così raccolta una grande quantità di materiale: personaggi presentati in diverse versioni, diverse possibilità di sviluppo della storia. A questo punto i coordinatori hanno selezionato gli spunti migliori e li hanno integrati coerentemente (senza aggiungere niente di creato da loro) dando vita a schede definitive che hanno rappresentato il canovaccio sul quale è stata effettuata la stesura del romanzo, effettuata di nuovo con lo stesso metodo: ogni parte è stata scritta da ogni scrittore, e i coordinatori hanno selezionato “the best of” provvedendo a 'cucire' il tutto in un insieme armonico. Esperimento interessante e sorprendente, dicevamo. Perché sia interessante è del tutto ovvio, ma perché è sorprendente? Perché – nato da più di 100 voci – In territorio nemico abbastanza magicamente parla con una sola, unica voce. L'effetto finale ricorda i grandi romanzi italiani degli anni '50 e '60 - uso del dialetto incluso - con in più una serie di sequenze ultraviolente e gore e un appeal leggermente fumettistico/pop nella descrizione della metamorfosi di Adele da mogliettina timida a guerrigliera spietata. Il libro ha chiaramente anche una valenza squisitamente politica, e si inserisce con piglio da protagonista nella nuova primavera italiana di romanzi dedicati alla Resistenza. A beneficio dei signori robot di Google e per rendere merito al loro lavoro da formiche operaie della letteratura, ecco i nomi degli scrittori coinvolti: Stefano Bonchi, Stefano Pizzutelli, Giovanni Oliveri, Lucia Cucciolotti, Fabio Manfré, Natan Mondin, Aislinn, Oriana Oliva, Paolo Frattini, Ray Iperio, Lorenzo Polonio, Daniele Gentili, Riccardo Capecchi, Serena Barbagallo, Marina Perozzi, Morena Fanti, Stefano Stillo, Franco Ferré, Marco Codebò, Katia Ceccarelli, Lorenzo Micheli, Laura Berna, Luciano Xumerle, Gianpaolo Borghini, Monica Di Barbora, Claudia Clementi, Emanuele Modafferi, Jacopo Galimberti, Emanuela Naclerio, Carla Casazza, Cristiana Ferrari, Francesco Chessari, Raffaello Ferrante, Elisa Massari, Giuseppe Panella, Roberto Sacco, Michela Mamprin, Alessandra De Bianchi, Simona Maionchi, Giulio Gori, Federico Flamminio, Alessandra Greco, Gian Pietro Rossi, Laura Famulari, Francesco Casanova, Roberto Cambarau, Stefano Miniato, Eleonora Schinella, Ivo Scerbo, Mario Baldini, Stefano Pizzutelli, Enrico Nencini, Elisa Farina, Lucrezia Lippi, Michele Marcon, Filippo Rigli, Mariella Minardi, Santino De Luca, Emanuela Bon, Maria Gisella Catuogno, Gaetano Taverna, Camillo Formigatti, Layla Di Felice, Anna Maroni, Marco Busetta, Massimo Iacomelli, Fernando Guidi, Eva Guidotti, Igor della Libera, Stefano Bonchi, Claudio Cortesi, Laura Croce, Pier Luigi Zanata.

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