Libidissi

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due
Libidissi
Spaik, agente dei servizi segreti tedeschi, è di stanza da alcuni anni a Libidissi, misteriosa città mediorientale con un passato sanguinoso di dominazioni straniere e rivoluzioni religiose e un presente di traffici oscuri e fuoco sotto le braci. Mentre si avvicina il nono anniversario della morte del Grande Gahis, leader dei fondamentalisti, una coppia di inquietanti sicari vengono inviati a Libidissi per far fuori Spaik: i due non conoscono l’aspetto dell’agente segreto, e iniziano a ripercorrere le sue tracce per individuarlo…
Una spy story a dir poco inusuale, questa del tedesco Georg Klein. Innanzitutto per il linguaggio: numerosi i neologismi, sempre assai colti, e le citazioni sorprendenti (per fare un esempio, la bevanda composta da latte di giumenta fatto fermentare per mezzo di batteri prodotti dagli intestini di vitelli macellati che è al centro delle attenzioni degli abitanti di Libidissi, si chiama suleika, che altro non è che lo pseudonimo di Marianne Jung coniato da Goethe nel Divano occidentale-orientale, in versi splendidi citati anche da Freud nella sua Introduzione alla psicanalisi, nella quale tra l’altro si fa spesso riferimento ai concetti-chiave di libido e dissipazione, uniti forse da Klein, è più che lecito sospettarlo, nella singolare crasi Libi-dissi che da’ il titolo alla sua opera). Ancor più degno di nota lo stile, che ha molto del poema in versi, come fa argutamente notare il bravo traduttore Robin Benatti nella sua postfazione, e sfida costantemente il lettore in un gioco cangiante e complesso di io narranti alternati, rimandi storico-politici reali ed immaginari, e scintillanti improvvisazioni nella costruzione dei periodi. Meno creativa ed interessante, occorre dirlo, l’ambientazione, troppo mutuata da William Burroughs nei temi e nei sapori: la città levantina, le droghe, i bagni turchi con giovanetti compiacenti, le ossessioni religiose, l’occidentale che ‘sprofonda’ in una cultura altra e taglia i contatti con il suo passato. Ciò non toglie che il giudizio su questo romanzo sia più che positivo, trattandosi peraltro di un esordio, e che Georg Klein abbia già dato forti segnali di miglioramento con la sua opera seconda, che si è aggiudicata il Premio Ingeborg Bachmann nel 2000 e che vedremo presto –speriamo- pubblicata anche in Italia.