Ribelli in fuga

Ribelli in fuga
Cambierà qualcosa, d'ora in poi, a Pruneto. Anche qui, i giovani che vorranno incontrarsi potranno aderire all'Opera Nazionale Balilla, un'istituzione del Partito fascista “pensata per i ragazzi, per farli crescere sani e forti e con... be', con i «loro» ideali”. Pruneto è un paese sull'Appennino, uno di quelli in cui tutti si conoscono: e qui tutti riconoscono anche il valore di questi ragazzi scout, in grado di mobilitare con successo il paese intero per cercare una ragazzina scomparsa. Ma la legge nazionale dice che d'ora in poi il reparto, e le squadriglie, quella maschile dei Falchi e quella femminile delle Api, non potranno più svolgere le proprie attività e i propri campi indossando l'uniforme scout, riconoscendosi nella Legge scout e in un concetto di onore ben diverso da quello dei fascisti, tutto sangue e violenza. Don Averno fa fatica a spiegarlo, ma in paese ci sono anche simpatizzanti, come l'ambizioso Bombardi, il padre di Ettore... per lui i ragazzi non si accorgeranno nemmeno della differenza. E i ragazzi sono tutti diversi: ciascuno reagisce a suo modo. Ettore, per esempio, è un Bombardi ma deve dimostrare di valere qualcosa... E se esser capo nei Balilla fosse più appagante che esser capo negli scout? Ines è stata tesserata, ma alle riunioni non si vede mai, anche se sarebbe perfetta come capo per la sezione femminile. Gianni, poi, non ne vuol proprio sapere: continuare a chiamarsi scout è una priorità e significa non avere assolutamente niente a che fare con fascisti e Balilla. Così, nel più grande segreto ma non senza il sostegno di adulti come lo stesso Don Averno, i ragazzi riescono a proseguire le proprie attività, a risistemare il rifugio del Bric Polenta e perfino a progettare una vera e propria fuga per rimanere sui monti stabilmente...
Raccontare l'esperienza scout a chi non l'ha provata non è un'impresa facile: c'è un gergo specifico, ci sono tradizioni proprie, ma soprattutto c'è un mondo di ideali, come l'onore, che possono facilmente essere fraintesi o rimanere del tutto incompresi dall'esterno. Percivale punta soprattutto su questi valori facendoli diventare un punto cruciale della trama stessa, una molla narrativa piuttosto che un semplice elemento dell'ambientazione. Raccontare, poi, il senso di libertà e avventura che si prova da scout e in generale in attività a così stretto contatto con la natura, è cosa che risveglia un certo romanticismo anche in un autore che non teme di descrivere l'improvviso arrivo dell'alba con un “bang!” Ma pur non essendo precisamente storica, la narrazione è molto verosimile e il nome delle Aquile Randagie, evocato esplicitamente solo in epilogo, diventa così la risposta (storica e di Resistenza) ad una curiosità che tutta questa avventura e questi grandi ideali sollecitano. Gli esempi contagiano: anche se questi ragazzi dalla battuta pronta sono molto letterari, e in numero tale da renderne impegnativa la gestione da parte dell'autore, è difficile che chi legge non si senta almeno un po' contagiato dalla voglia di avventura, dalla vocazione alla libertà e dal desiderio di lealtà di questi personaggi ragazzi già grandi.

 

 

 
 
 
 
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