Io vi vedo

Febbraio 2012. Maurizio Campobasso da due anni dirige il Reparto investigativo anticrimine di Napoli. È quasi l'alba, e all'interno delle quattro macchine nere anonime che solcano la strada, regna il più assoluto silenzio. Qualcuno si fa il segno della croce. Campobasso invece tira fuori da sotto il giubbotto antiproiettile la catenina con l'immagine di sua figlia e se la bacia. Da quando Lucia è stata trovata più di un anno fa assassinata e abbandonata sul ciglio della strada, la sua vita ha come preso a girare al rallentatore. Avrebbe compiuto vent'anni a giugno. E lui non è mai riuscito a scoprire nulla di quell'orrendo omicidio. Ma ora non è il momento dei ricordi. C'è stata una soffiata e gli uomini scelti della squadra anticrimine sono oramai giunti a ridosso del casolare segnalato. All'interno dovrebbero esserci clandestini albanesi pronti per essere arruolati come manovalanza della malavita locale. Ma non appena gli uomini mettono piede fuori dalle loro auto, si scatena l'inferno. Un commando armato sbuca dalle loro spalle e mette in atto una carneficina. Campobasso si ritrova steso per terra tra la polvere, con una coscia lacerata e un collega gravemente ferito accanto. È ancora vivo, ma in un attimo piomba su di lui un uomo e da distanza ravvicinata gli fa saltare la testa davanti allo sguardo inerme di Campobasso. In un attimo e per la prima volta gli occhi del poliziotto si riempiono di odio puro. Raccogliendo le forze residue si avventa sull'albanese e ne nasce una colluttazione che lascerà nella vita dell'uomo una seconda profondissima e indelebile traccia. Prima che Campobasso riesca a infilare un coltello nella carotide dell'albanese infatti, quello ha il tempo di cavargli e strappargli l'occhio sinistro, mutilandolo. Quattro mesi dopo, quando Campobasso ha lasciato la Polizia e quasi abbandonato moglie e figlia, rimanendo in compagnia di quell'occhio che ha conservato e attraverso il quale ha strane premonizioni e visioni dei suoi fantasmi, decide che è finalmente arrivato il momento di agire...
Simonetta Santamaria, giovane scrittrice e giornalista campana, mette in scena il male, in un romanzo che come il suo protagonista cambia pelle strada facendo. Maurizio Campobasso infatti all'inizio della sua drammatica avventura è un uomo dello Stato, ligio e moralmente inespugnabile. Ma l'assassinio della figlia prima e l'agguato che gli costa una menomazione fisica poi gli modificano lentamente il DNA fino a trasformarlo in un killer a sangue freddo, accompagnato in questo viaggio di sola andata all'inferno dal solo incondizionato e segreto amore della collega Caterina Todisco. E la Santamaria rende molto bene stilisticamente questa metamorfosi, con uno stile che passa via via dall'horror, al giallo, al thriller, fino al noir, il tutto con sfumature di soprannaturale. Il poliziotto integerrimo diventa così un vendicatore solitario pronto a infrangere quella legge della quale da sempre è un paladino, trascinando con sé il lettore in un tunnel in fondo al quale pare incredibilmente difficile scorgere il benché minimo bagliore di luce.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER