Mistral

Mistral
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
“Appena mi sveglio sono due i pensieri che, come infimi maggiordomi, mi servono a letto una colazione fatta di una brioche andata a male e succo di pompelmo acido: Elena non vive più, la Maserati ancora non parte”.  In questa frase è concentrata la vita attuale di Mario Lifosi, professionista di Sassuolo, neo proprietario di un sogno da ricostruire – una mitica Mistral del ’66 – e “abbandonato” dalla moglie, che giace in coma irreversibile. In mattinata arriverà il signor Onorio, meccanico specializzato che rimetterà su strada la Mistral e Mario irrazionalmente ha deciso di partire alla ricerca dei precedenti proprietari, stabilendo in cuor suo che starà via il tempo che ci vorrà per riavere la Mistral. Quando il signor Onorio se ne va portandosi via la “bambina”, gli lascia quasi di nascosto stringendogli la mano un pezzetto di carta con il nome del precedente proprietario. Mario parte senza dare spiegazioni alla madre, se non che è del tutto inutile stare vicino ad Elena che non lo vede non lo sente e non si sveglierà mai più, almeno a quanto hanno detto i medici. Parte diretto a Catania dove vive o dovrebbe vivere Gino Cunniara, il nome scritto da Onorio. Elettrizzato dal non sapere dove lo porterà il viaggio che sta per intraprendere, Mario ne fa una metafora della sua vita e di quella di Elena, “un viaggio indefinito nel tempo e nello spazio” con l’unica fondamentale differenza che lui si muove e interagisce, lei no…
Il viaggio in realtà dura un po’ meno del previsto, ma d’altra parte la vita non avvisa , non presenta e spesso non rispetta i programmi; e così come la vita anche il viaggio di Mario è un susseguirsi di cose previste e impreviste, avvenimenti e incontri al limite del surreale. Alla parola fine di questo libro onestamente ci si chiede: sì, vabbè, e allora? Poi, lasciandolo sedimentare, si scopre che è molto più profondo di quanto sembri; è una presa di distanza dal dolore e allo stesso tempo un accoglimento del dolore stesso, una rassegnazione all’inevitabile che arriva solo dopo aver tentato il tutto per tutto, dopo aver accettato l’abbruttimento le batoste, il furto di cose preziose e la presenza della follia. Ed è una rassegnazione dolorosa ma consapevole che la vita, comunque sia, è più forte di noi dei nostri desideri del nostro volere, e che per quanto dolore ci possa essere non si arriva mai alla parola “fine” senza che ci venga data in qualche modo una ricompensa – fosse anche soltanto la consapevolezza di quel che si è stati si è e fondamentalmente si sarà – perché lei, la vita, continua con o senza di noi. 

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER