Alice nel paese degli psicanalisti

Alice nel paese degli psicanalisti
Lei si chiama Alice, ma non aspettatevi una radura, un pendio all’ombra di un albero vicino alla tana di un coniglio come nel libro di Lewis Carroll, né un bambina che ingrandisce e rimpicciolisce passando per le porte o trovandole chiuse, bensì un’adolescente di dodici  anni che ha un sogno diverso da tutte le sue coetanee, quello di diventare psicanalista. Si chiama Alice Quasi, vive a Parigi negli anni ‘70 in Place de la Nation, è di umile famiglia, mette da parte la paghetta giornaliera per comprare libri. E il primo non può che essere L’interpretazione dei sogni del maestro Sigmund Freud. Le si apre un mondo : finalmente può scoprire il contenuto dei suoi sogni, di qui l’inizio di una avventura che la porterà alla ricerca dell’analista in grado di farle scoprire il suo Sé superiore. Il viaggio iniziatico però sarà lungo e periglioso come quello dell’Alice di Lewis Carroll: incontrerà ostacoli di varia natura, tutti riconducibili a psicanalisti sbagliati (il sinistroide, il freudiano, lo junghiano, il lacaniano, il neo-freudiano, la star, il sessista etc, tutte tipologie pericolose che possono produrre danni irreversibili). Allora come fare? Non darsi per vinti e continuare la ricerca, non per trovare il principe azzurro come nelle fiabe, ma quell’analista guru che ti restituisca a te stessa e al compito difficilissimo di trovare da sola la tua strada fino a portare alla luce quello di cui già sei a conoscenza. Prima si deve passare per una nutrita galleria di “Psic”, uomini e donne frustrati, imbrigliati nelle stesse categorie concettuali di cui sono diventati schiavi, quelli pronti a spiegare tutto con l’invidia del pene o la pulsione di vita o di morte, o le astruserie del pensiero lacaniano, tutti quelli persi dietro le diatribe tra le diverse scuole e sotto-scuole della psicanalisi. La risposta alla vita non la si trova  sul lettino di un freddo analista ma a contatto con il magma incandescente della vita stessa, vita che si può ritrovare nella sua pienezza prima che qualche analista incompetente non ce la distrugga. Per fortuna Alice-Rauda Jamis riesce alla fine a trovare quell’analista illuminato che la guida verso la consapevolezza di sé immettendola nel lungo cammino che la porterà a diventare psicanalista…
Mai libro mi ha trovata più d’accordo. Il popolo degli psicoanalisti è costituito di personaggi molto pericolosi che possono distruggere la vita delle persone. Pronti a difendere le proprie teorie, dimenticano la loro missione, che è la stessa degli insegnanti, dei medici: l’Amore per chi si trova in difficoltà. Posso dire per esperienza personale - come psicanalista “pentita” - che la psicanalisi può essere una trappola mortale che ti toglie la vita anziché dartela; pochi sono capaci di svolgere con amore la loro professione, mentre molti sono i millantatori e i falsi “medici dell’anima”. Hanno in mano il destino dei pazienti e possono mutarlo irreversibilmente. Ben venga allora un libro come questo, che aiuta a distinguere gli analisti seri dai mistificatori. Rauda Jamis è una donna coraggiosa, che si mette a nudo senza nulla nascondere,  svelando  tutte le tribolazioni che ha attraversato fino ad arrivare ad un analista illuminato. Anche lei è stata vittima delle teorie, anche lei ha subito gli assalti dei “medici della parola ”, anche lei ha rischiato di rompersi la testa in mille interpretazioni, ma in fondo è stata fortunata e, come in una favola a lieto fine, ha trovato l’analista in grado di comprenderla nel senso latino, di abbracciarla nell’interezza della sua persona. Un libro intelligente che ti riconcilia col piacere della lettura e ti fa sperare che ci sia ancora qualche analista in grado di aiutare chi oggi si rivolge all’analisi semplicemente perché ha tanto bisogno di amore.

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