Allucinazioni

Quando la parola “allucinazione” entrò nell’uso, agli inizi del ‘500, indicava semplicemente un vaneggiare, “un errare della mente”. Oggi sappiamo molto di più su questo fenomeno, visti gli enormi progressi  della scienza in ambito neurologico. Queste manifestazioni mentali non sono nemmeno errori di percezione, perché essa presuppone l’esistenza degli oggetti rappresentati mentre le allucinazioni nascono dal nulla e sono autentiche creazioni del cervello. Oliver Sacks costruisce una vera e propria tassonomia dello stato allucinatorio: affronta il tema della CBS (Sindrome di Charles Bonnet) attraverso la narrazione del caso di Rosalie che, ipovedente, era vittima di allucinazioni visive, come a compensare la sua cecità. Charles Bonnet, naturalista (e tuttologo) ginevrino del 1700, studiò questo fenomeno quando si accorse che suo nonno, semicieco, aveva delle vere visioni di oggetti inesistenti. Che ci fosse una relazione tra cecità e visionarietà era già stato scoperto dagli antichi. Altrimenti perché mai si narra che Omero fosse cieco? La dimensione di veggente o di chiaroveggente è notoriamente collegata con la cecità. Tutti i sacerdoti della Grecia antica erano ciechi, a partire da Tiresia. Si passa poi alla deprivazione sensoriale e al “cinema del prigioniero”, in cui si studiano le allucinazioni che si innescano col vivere in spazi chiusi e bui o monotoni perché “al cervello non basta ricevere input percettivi: questi ultimi devo anche essere vari, e l’assenza di tale varietà può causare non solo cadute della reattività e dell’attenzione, ma anche aberrazioni percettive”. Questo fenomeno  coglie chi vive nel deserto, ma esposti sono anche i marinai o i piloti; la monotonia visiva e auditiva è il lasciapassare alle visioni (si pensi ai misticismo e alla santa anoressia del medioevo!). Vi è spazio anche per la capacità di immaginare odori, anche se questo fenomeno è poco diffuso; in alcuni casi questi odori fantasma fanno seguito a sinusiti infettive o traumi cranici, ma a volte sono associati ad emicrania, epilessia, parkinsonismo etc. È noto inoltre che Lewis Carroll soffriva di emicrania e che questa determina stati visionari tipici degli scrittori o poeti, e che questi sono stati ispirazione per Alice nel paese delle meraviglie. Per cui quelli che generalmente si considerano stati patologici, vicini alla follia, sono spesso stati di grazia, di grande produttività della mente…
Oliver Sacks, scrittore e neurologo inglese nato nel 1933, gode giustamente di fama internazionale. Il pregio delle sue opere sta in quel mix tra scienza e narrazione per cui, pur parlando di argomenti complessi di ambito medico - specie neurologico ma non soltanto - Sacks racconta in modo romanzato trasformando una casistica di casi clinici in toccanti casi umani, aggiungendo tasselli a quel grande puzzle della sua  produzione letteraria che è anche e soprattutto “scienza romantica”, in una visione olistica della medicina che non è scienza arida ma un capitolo della vicenda umana. Audace anche lo scoprirsi senza nulla nascondere parlando della sua biografia, continuando l’itinerario intrapreso con l’opera Zio Tungsteno, quando ancora faceva uso di anfetamine per riattivare il ricordo che lo legava alla sua infanzia. Il pregiudizio sulla follia decade con Allucinazioni, perché queste visioni hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella vita degli individui e di intere popolazioni, sono in fondo la base del folclore, della poesia, della religione. La sua visione atea gli consente uno studio razionale e scientifico, che non scivola nella trappola delle apparizioni della Madonna o fenomeni similari, rimanendo sempre entro una visione controllata sia da un punto di vista narrativo che concettuale. Cade finalmente la barriera tra sano psichico e malato, perché labile è il confine tra le due dimensioni e lo stato allucinatorio diventa spesso un stato di grazia creativa, con riferimenti a Guy de Maupassant, Kafka, Poe e altri illustri “allucinati” della Letteratura.

 

 

 

 
 
 
 
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