L’attesa

L’attesa
Ogni notte, Penelope se ne sta pronta e silenziosa come un gatto sotto le lenzuola e attende che Lui arrivi e la porti via con sé. Di notte esce dal suo camice legato dietro e indossa la sottoveste di seta solo per Lui. Penelope aspetta la notte, ogni giorno, per tutto il giorno, ma nell’ospedale psichiatrico in cui è ricoverata Lui non arriva. La notte incontra invece Eligio, un anziano ricoverato al Padiglione C con cui discute e prepara piani di fuga destinati al fallimento, perché più immaginati che eseguiti realmente. Durante il giorno, l’attesa è vivacizzata dall’umanità stravagante delle ospiti del nosocomio. Martina, la ragazzina che non parla mai ed alla quale Penelope racconta storie inventate e appassionanti, a metà tra la fiaba e la narrazione onirica. Olga, la compagna di stanza di Penelope, lavora a maglia e mal sopporta la presenza delle altre donne. Lola crede di chiamarsi così, ma il suo vero nome è Marisa: ha perso il suo volto, crede che i pezzi del suo corpo siano stati sostituiti ed ora non riesce più a riconoscersi. Ha un feeling speciale con il dottore Alberto, che stufo di fare il medico dei pazzi, vorrebbe cacciare via tutti e fare del centro di salute mentale un residence per turisti facoltosi. E poi, c’è Damiano, un ragazzino che a scuola si nasconde nel vano delle scope per riuscire a respirare ed a trovare un po’ di ossigeno lontano dall’aria satura di pensieri infestanti, c’è Ettore e ci sono Ada, Nevia e le altre infermiere…
In questo romanzo corale, Pamela Gotti, scrittrice triestina, maestra e psicologa con una spiccata capacità introspettiva, dà voce ai molti protagonisti, ciascuno con la propria storia, la propria versione dei fatti e le proprie certezze su un’identità che pagina dopo pagina si definisce e si decostruisce,  dimostrandosi un costrutto inesistente. E così, succede che la lucida consapevolezza di Damiano sui motivi del proprio comportamento improbabile, la logica descrizione di sé di Martina o di Olga, di Lola e di Eligio confondono e sfumano i contorni netti della definizione diagnostica della malattia mentale che, infine,si rivela nella sua essenza di  costruzione sociale. La scrittura della Gotti rende in modo efficace l’attesa e il senso di sospensione che pervade tutto il romanzo, cesellato da racconti generati dalla fervida fantasia di Penelope e dedicati a lenire l’angoscia di Martina e di chiunque abbia voglia di immergersi  in una dimensione che accetta di fare a meno della razionalità, almeno per lo spazio di un breve racconto.

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