Vecchi amici e nuovi amori

Vecchi amici e nuovi amori
Georgiana Darcy ha vent'anni, non ha ancora lasciato Pemberley: riservata, timida, ha miti inclinazioni. Si cela. Il suo desiderio di amore e protezione (amore e protezione di cui vorrebbe godere nella casa del fratello) malgrado ciò sta per essere messo in pericolo. E anche la sua felicità. Perché Georgiana più di ogni altra cosa cela il suo cuore. Elizabeth, ora Mrs. Darcy, sa di osare. Eppure, ultimamente, la giovane cognata le appare turbata. Il fidanzamento col colonnello Fitzwilliam può forse rappresentare una svolta perché, come è evidente, è a tutti molto caro. La relazione piuttosto sfuggente tra i due – osservata attentamente per alcuni giorni – rende però difficile una diversa interpretazione. Non si amano. Quello che potrebbe sorprendere e lasciare incredulo Darcy è la prima cosa che non sembra rendere lieta Georgiana. Dispiacere e disappunto, non è ingenuo credere, stanno per fissarsi nella memoria dell’onesto gentiluomo, e con ciò il problema di affrontare Lady Catherine de Bourgh: soddisfatta altamente dell'unione tra i due nipoti...
Il punto di vista di una forte Janeite si trova espresso in questo immaginario sequel dei romanzi di Jane Austen pubblicato da Holden & Hardingham di Londra nel 1913 e, dunque, prima opera di un "genere" - come racconterà con cura Giuseppe Ierolli nella sua introduzione - che costituisce un unicum. Si può pensare che Sybil Grace Brinton sia ben riuscita a mettere in scena i più noti personaggi della amata scrittrice. L'idea narrativa è quella di rappresentare nuovi amori –  in questo caso più d'uno –  e le circostanze favorevoli create a tal fine dalle coppie già felicemente sposate. I concetti di felicità e matrimonio troveranno poi significativi sviluppi, resi necessari dal fatto che niente possa distogliere, peraltro, due giovani di ogni tempo dal raggiungimento di un mirabile attaccamento. L'inizio di questo romanzo ne scopre peraltro gli 'appassionati' presupposti. Mettiamolo allora in risalto, forse per via del suo essere l'incipit del primissimo "derivato" austeniano: «C'è una caratteristica propria di quasi ogni coppia felicemente sposata - ovvero il desiderio di vedere matrimoni altrettanto felici tra i propri giovani amici; e in alcuni casi, laddove questo desiderio è forte e le circostanze appaiono favorevoli alla buona riuscita dei loro sforzi, accade che essi si imbarchino nella pericolosa ma piacevolissima impresa di aiutare quelle persone ancora incerte, a prendere una decisione riguardo a questo passo così importante della vita, e fatto ciò, si prodighino a rimuovere ogni ostacolo affinché questa decisione possa celermente tradursi in azione.» Grazie, Jo March, per averlo dato alle stampe!

 

 

 

 
 
 
 
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