Il mistero dei Cosmati

Il mistero dei Cosmati
Braccio del Poggio è rientrato a Roma da poche settimane. È il 1414 e Braccio si è guadagnato gran credito come umanista e filologo al servizio di papa Gregorio XIII. Intimo amico di Coluccio Salutati, Braccio del Poggio usa la sua straordinaria conoscenza della lingua latina per scovare nei monasteri di tutta Europa le opere perdute di Lucrezio, Cicerone, Quintiliano e dei grandi autori della latinità… l’umanista coltiva però anche la meno nobile arte di copiare i manoscritti e rivendere a carissimo prezzo le sue opere spacciandole come unici originali esistenti. La sua fama da erudito cresce comunque a tal punto che alla sua porta si presenta Luc’Antonio dei Mellini, uno degli ultimi membri di una congrega si marmorari romani, i Cosmati, che si sono distinti per la loro arte nel comporre mosaici di tipo bizantino, vanto di molte chiese della cristianità. Messer Mellini è perseguitato da un’aurea di tragedia che aleggia da generazioni sulla sua famiglia e sulla confraternita, perseguitata da morti misteriose e violente. La soluzione del mistero dei Cosmati sembra racchiusa in una tavoletta di alabastro e in un manoscritto dal titolo Historia magistrorum doctissimorum romanorum
Bisogna innanzitutto dire che il più grande limite de Il mistero dei Cosmati è quello di essere stato scritto da un tale Roberto Ivaldi piuttosto che da Dan Brown o da un autore dal nome anglosassone o comunque più “esotico”. Intendiamoci, non è un libro eccezionale (come in verità di solito non sono eccezionali i libri di Dan Brown o dal nome anglosassone o comunque più “esotico”) ma si mantiene nella media del genere: ci sono uno studioso coinvolto suo malgrado in una serie di intrighi, il papato, un’antica confraternita, una tavoletta da decifrare e una serie di misteriosi omicidi. Uno sceneggiatore hollywoodiano ci andrebbe a nozze. Purtroppo Il mistero dei Cosmati soffre anche di una scrittura non sempre eccellente: il carattere evocativo di una lingua che vorrebbe imitare quella quattrocentesca è spinto troppo oltre, fino a diventare artificioso. Non bisognerebbe mai tentare queste imitazioni linguistiche se non si è Umberto Eco. Roberto Ivaldi cede a volte alle tentazione di qualche divagazione descrittiva di troppo: per quanto basate su un’accurata ricerca storica, gioverebbero di più alla saggistica che alla narrativa. Il mistero dei Cosmati è però nel complesso un buon giallo storico, che non annoierà gli appassionati del genere ma che difficilmente entusiasmerà chi non ha un forte interesse per questo tipo di narrativa.

 

 

 

 
 
 
 
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