Clara e la penombra
Dopo aver fatto incetta di premi letterari in tutta Europa arriva in Italia il secondo romanzo di José Carlos Somoza, bizzarro ma fascinoso ibrido tra noir, fantascienza sociologica, apologo fetish e dramma esistenziale. Il mondo dell’Arte, già pericolosamente incline per sua natura alla mercificazione dell’inmercificabile, qui viene trasformato in un doppelganger ancora più pragmatico e spietato, una sorta di mercato degli schiavi postmoderno dove teenager dai corpi magrissimi e perfetti passano la vita inginocchiati in salotto a fare le lampade o esposti in gallerie d’arte agli sguardi lubrichi di compratori seriali. Il paragone con il mondo dell’haute couture viene spontaneo durante la lettura: uguale l’astrazione dalla carne degli anoressici protagonisti, uguale l’assenza di umanità dei loro ‘padroni’, uguale l’encefalogramma piatto medio della manovalanza corporea. Sta nella descrizione del mondo che sta intorno all’Iperdrammatismo il meglio di questo romanzo, anche se la forma artistica di per sé non è che poi rappresenti tutta questa grande trovata: troppo simile alla body-painting, troppo poco malleabile, troppo limitante (a quanto si evince dalla vicenda tutti i quadri iperdrammatici hanno protagonisti umani, e anche le performance più estreme sono meno estreme di quelle che si verificherebbero nel mondo reale soltanto una settimana dopo che una forma di arte simile prendesse piede). A questo Somoza aggiunge un plot su un assassino seriale francamente non avvincentissimo, degli ammiccamenti sadomasochistici troppo timidi o troppo insistiti a seconda dei punti di vista e una certa verbosità di fondo, riscattata da molte pagine scritte in ottimo stile, da alcune innegabili finezze e da una netta crescita dell’autore rispetto ai lavori precedenti.
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