L'accordatore di piano
Un grande fiume scorre lento, e pigramente si addentra nella giungla impenetrabile e umida, come un grande serpente. Profumi densi come vapori pesano sul cuore e ottenebrano i sensi. Un inglese con un vestito di lino chiaro madido di sudore risale la corrente alla ricerca di un pianoforte a coda, e intanto sogna ad occhi aperti lo sguardo misterioso di due splendidi occhi a mandorla; chissà dove, risuona una nenia malinconica e senza tempo. Con questa sequenza di immagini, un po' Cuore di tenebra, un po' Fitzcarraldo e un po' cinema colonialista degli anni '30, possiamo ben fotografare - se ci concedete qualche piccola forzatura ed una lieve approssimazione - le atmosfere del romanzo d'esordio del giovanissimo "scienziato avventuriero" Daniel Mason, che si svolge in Birmania negli ultimi anni del 1800. All''indubbia originalità ed al fascino di tutta la parte "musicale" delle avventure del timido artigiano Edgar Drake fa da contrappunto un certo deja-vu (purtuttavia gradevole, occorre precisarlo) nel modo di approcciarsi dell'autore ad un'ambientazione del genere: forse da un tipo come Mason, profondo conoscitore dell'Oriente (ha diretto svariati programmi di ricerca per lo studio delle malattie tropicali), ci si poteva attendere qualcosa in più dal punto di vista antropologico-documentaristico-scientifico nel tratteggiare gli sfondi della sua storia, ma d'altronde si tratta di un'opera prima, ed il ragazzo si farà, se non si è già fatto. Rimangono negli occhi dopo la lettura, come accennavamo, una quantità di notizie sorprendenti ed interessanti sull'arte dell'accordatura dei pianoforti e sulla storia di questo meraviglioso strumento. E chi ama i racconti di viaggio e l'estetica volgarmente definita "etnica" non potrà non amare il personaggio dell'Uomo con una sola storia.
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