Quando ammazzarono i precari

Quando ammazzarono i precari
Il delinguato è quello che è: un uomo a cui è stata asportata la lingua. O almeno, lui pensa che sia così e che la colpa sia stata del tumore, in realtà il delinguato è una delle tante vittime del “Progetto Silenzio”. È il professor Sanna a spiegarne i dettagli a un incredulo e giovane medico, Ettore. Il programma è quello di rendere innocui tutti quegli individui che rappresentano un pericolo per l’ordine costituito. E renderli innocui vuol dire prelevargli la vita con tutti i suoi ricordi e sostituirla con un’altra fittizia e “sotto controllo”. In realtà il delinguato la lingua ce l’ha, ma il chip che gli è stato innestato alla base della nuca, e che contiene tutti i dettagli della sua nuova vita, prevede di no:  a livello neurologico e inconscio gliene è stato inibito l’utilizzo, tanto che lui, la sua lingua, non riesce neanche a vederla. Ettore, sconvolto, decide di denunciare tutto, non prevedendo di diventare lui stesso il soggetto ideale per il criminale Progetto…
Cristian Giodice padroneggia bene i registri narrativi con cui si sperimenta, grazie ai dialoghi credibili e ai personaggi ben delineati. Dopo le prime pagine dall’atmosfera fantascientifica, riservate appunto al Progetto Silenzio, il corpo del romanzo viene dedicato interamente a un personaggio nuovo, di cui si segue una vera e propria trasformazione da giovane e tranquillo operaio con un lavoro a tempo indeterminato a “precario”, condizione di cui egli stesso non avverte all’inizio tutto il portato negativo e a cui, infine, cerca di non sottomettersi prima attraverso la partecipazione ai movimenti collettivi (movimenti letteralmente annientati dall’uso strumentale della violenza da parte delle forze dell’ordine, e il racconto della grande manifestazione nella città del nord con il mare sulla sinistra rimanda ovviamente a Genova e all’orrore del G8)  poi costituendo una vera e propria banda armata (ma non violenta) con cui ristabilire un po’ di quella giustizia sociale negata. Dicevamo, quindi, ottima capacità di muoversi all’incrocio di vari generi: dal romanzo di fantascienza a quello sociale, per poi lasciarci con un epilogo di tre pagine e mezzo che ti si imprime nella mente come solo le immagini di pura poesia sanno fare.

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