Sull'amore, sulla morte

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due
Sull'amore, sulla morte
Cosa succede se Patrick Süskind durante una lunga attesa al semaforo rosso si ferma ad osservare una giovane e rozza coppia di innamorati che animalescamente e nella totale indifferenza degli altri amoreggia all’interno di una vecchia Opel Omega color caffelatte? Cosa succede se poi, in modo demistificato e un po’ arbitrario, Süskind chiama in causa Platone, Goethe, Stendhal, Mann, Wagner, Kleist, Orfeo e Gesù, e li fa conversare insieme a proposito di due grandi temi, quelli con la T maiuscola della letteratura occidentale? In vena di filosofeggiare, Süskind ripercorre alcuni passi di un lungo cammino culturale per cercare di rispondere ad una delle domande più ricorrenti: l’amore trova davvero la sua fatale sublimazione nell’idea della morte? Un saggio trasversale, composto da un unico e ininterrotto discorso che non permette una chiara delimitazione dei due temi, indissolubilmente legati nella storia culturale dell’occidente, e quindi destinati in eterno ad essere richiamati insieme (come due amanti, appunto)...
Giudicando da Sull'amore, sulla morte la fama dello scrittore bavarese resterà legata soltanto al romanzo Il profumo: ne saranno ancora più convinti i lettori di questo piccolo saggio che, nonostante l’altisonante titolo, rimane beffardamente su toni leggeri e irriverenti, soprattutto in virtù di un’ottica laica che conferirà ad Orfeo, invece che al Cristo, il privilegio di interpretare in modo più convincente il connubio inscindibile fra morte e amore. Orfeo, che nel tentativo di vincere una nel nome dell’altra, fallisce miseramente e umanamente, dandoci un esempio lampante che le due gemelle (amore e morte) resteranno a noi inconoscibili, restie agli umani tentativi di definizione, perché al contempo terrene e divine, effimere ed eterne, universali e profondamente uniche, perché prendendo in prestito le parole di sant’Agostino, come fa lo stesso Süskind: “se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più”.