La fame violenta

Share this
voto
La fame violenta

Marzo 1946, Andria. Al rifiuto opposto dalla ditta Spagnoletti - Zeuli di ottemperare ad un'ordinanza del MOA (Ufficio per la Massima Occupazione in Agricoltura) che la invitava ad assumere tra i suoi operai quattro reduci, i contadini affamati e disperati insorgono, sequestrando alcuni proprietari terrieri e ergendo barricate. Le forze dell'ordine non riescono a riprendere in mano la città, e numerosi morti cadono da una parte e dall'altra. Per evitare il peggio si promette ai rivoltosi un incontro con Di Vittorio, il leggendario sindacalista pugliese. Ma il giorno seguente, un attimo prima che Di Vittorio cominciasse il suo discorso, un colpo di fucile precipitò piazza Umberto I nel panico. La folla inferocita fece irruzione nel vicino palazzo Porro, casa di una famiglia di latifondisti, e linciò due anziane sorelle, Carolina e Luisa Porro. Il Governo lanciò una dura repressione inviando ad Andria l'esercito, che riportò l'ordine. Il processo che si aprì nel giugno 1948, vide imputate 130 persone, e si concluse con 6 ergastoli, una sentenza che sin da subito apparve 'politica' e non suffragata da prove certe...

Quello che invece appare con certezza da subito è che i poteri forti abbiano voluto mostrare i muscoli, reprimere con decisione una situazione per loro potenzialmente destabilizzante. Colpevoli erano certo i linciatori, ma colpevoli erano anche i latifondisti sfruttatori di donne e bambini, colpevoli le forze dell'ordine protagoniste di una repressione ricca di episodi brutali, colpevole infine era la furia cieca e irragionevole di una folla sobillata dalla fame, dalle angherie, dalla povertà e dalla disperazione. Pirro ricostruisce la drammatica, misconosciuta vicenda con passione, autorevolezza e capacità di sintesi, inquadrandola nel clima politico di quegli anni, alla vigilia della svolta del 1948, che avrebbe inaugurato mezzo secolo di potere incontrastato da parte della DC.