La casa di via Palestro

È una tranquilla sera di primavera inoltrata. Franco ascolta un concerto di Mozart al Teatro del Popolo della sua città natale. Il bel programma, la perizia dell’orchestra, l’atmosfera serena aprono la strada ai ricordi e alla rievocazione di momenti della sua infanzia. Erano gli anni del primo dopoguerra e il bambino che entrava alla scuola elementare vi incontrava un’arcigna ed irascibile maestra fautrice della scrittura con i pennini e contraria all’uso della biro, un tormento per gli scolaretti, anche se la maestra piaceva assai alle mamme. Per fortuna le sarebbe succeduto un maestro, più “moderno” e illuminato, tanto gradito ai bambini quanto criticato dai genitori. L’infanzia trascorse veloce e il ragazzino, già dodicenne, apriva ormai occhi sempre più attenti sul mondo fuori dalla casa e dalla scuola. Fece amicizia con il barbiere che gli donò un calendarietto tascabile, profumato, con le immagini delle “attrici”; fu affascinato ed attratto dalla palestra di pugilato “con i suoi odori rumori sapori richiami e spogliatoi”; cercò il modo di entrarvi per potersi beare della vista del luogo e dei suoi frequentatori. Se non poté accedervi come “canguro” (così venivano definiti i ragazzetti che aspiravano a diventare pugili), gli venne offerta, tuttavia, l’occasione per frequentarla grazie alla penna, divenendo aiutante di un giornalista sportivo del quotidiano locale. In casa, però, l’atmosfera non era altrettanto gratificante e serena per il giovane protagonista, costretto a subire prima e a contrastare poi l’autoritarismo chiuso e aggressivo del padre…
Un bambino, un adolescente e infine un giovane, con un padre tanto lontano di mente ed affetti quanto ingombrante ed opprimente nel vivere quotidiano, vengono raccontati, o meglio svelati, in questo libro, nel quale l’emotività del ricordo personale si lega alla ricerca e alla ricostruzione della realtà dei fatti del passato. Con l’emozione del bimbo che li ascolta per la prima volta dai “grandi” riviviamo anche il racconto degli anni di guerra. La persecuzione degli ebrei, il clima dell’Italia fascista si svelano nel racconto quotidiano, nel ricordo semplice e casalingo - ricordo fanciullo - e poi prendono posto, il posto che loro spetta, nel quadro della grande storia: i tasselli di tante piccole storie, ritrovati, ricomposti e inchiodati ordinatamente sulla mappa degli anni, svelano la storia grande, le sue mistificazioni, i suoi orrori. La scoperta della propria omosessualità da parte di un ragazzo che vive in un ambiente nel quale cattolicesimo ed omofobia si alimentano reciprocamente, oscurando i cieli della gioia e minando le terre dell’uguaglianza, si unisce alle considerazioni dello scrittore adulto sullo stato attuale dei diritti civili in Italia. Acuto ma non saccente, profondo e documentato ma non pedante, La casa di via Palestro è un piccolo libro da mettere in tasca per poterlo leggere dovunque si voglia: in treno, sul prato, in spiaggia o anche in casa, sul divano, nel tramonto che dà vita ai ricordi.

 

 

 

 
 
 
 
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