Dux in scatola

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Dux in scatola

La morte di Benito Mussolini e la storia della destra italiana immediatamente dopo la caduta del fascismo, raccontate da Benito Mussolini medesimo, non in un diario segreto in cui il Duce aveva previsto tutto, ma in presa diretta... da morto. Il cadavere di Mussolini racconta come è stato catturato, i momenti precedenti alla fucilazione, l'esposizione a testa in giù in piazzale Loreto, la sua salma riconsegnata alla famiglia dopo dodici anni...

Dux in scatola è il testo di un monologo teatrale scritto e interpretato da Daniele Timpano, giovane attore e regista di teatro, che ha fatto un personalissimo viaggio tra i luoghi del Duce e, nel raccontarlo, ha fatto coincidere l'io del dittatore con il suo, rendendo ambivalente e disorientante la lettura. In realtà infatti a ben guardare il libro/lo spettacolo non è esattamente la storia di Mussolini, ma del baule nel quale fu riposto il corpo vituperato e sfigurato dopo essere stato raccolto in piazzale Loreto. 80x40: il Duce ha passato tutta la sua 'vita da morto' (ancora oggi le sue ossa lì giacciono) in una cassa di queste dimensioni. Non sempre la stessa, a dire la verità: ben 4 casse hanno ospitato le sua ossa prima che queste venissero riconsegnate alla famiglia per essere riposte nella tomba di famiglia a San Cassiano di Predappio. Colpiscono, queste misure: 80x40. L'uomo del Ventennio, colui che ha bonificato l'agro pontino, quello che faceva arrivare i treni in orario, quello che 'si stava meglio quando si stava peggio', che 'quando c'era lui'... finisce in un baule 80x40. E colpisce la descrizione di coloro che, dopo la fine del regime, hanno conservato una fascinazione per questa figura, per i luoghi del fascismo, per i suoi simboli, per i valori. Dux in Scatola è una pièce dalla scrittura schizofrenica, senza una circolarità nel racconto. Daniele Timpano lancia tanti spunti ma non ne approfondisce nessuno, ma non per distrazione: sembra farlo apposta, sembra aver scelto la frammentazione come tono stilistico, come provocazione continua, come rottura. A volte questa frammentazione è talmente marcata che pare non esserci spazio per alcun rispetto, né per la morte né per la dignità della morte stessa. Certo la guerra è guerra: tutto era perduto molto prima del 28 aprile del 1945, giorno dell'esecuzione di Mussolini. Ma non spetta ad un testo teatrale dare un giudizio storico. E, pare, Timpano non lo ha fatto. Anche se non si può dire che sia un testo imparziale, no.