L’imboscato

L’imboscato
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Marco ha ceduto. Si sacrificherà per Livia e chiederà al suo arcigno datore di lavoro di trovare le informazioni su Gruber. La casuale conoscenza con quel tedesco anziano e malmesso non solo ha eccitato la ragazza, ma ha messo i due giovani in una posizione di non ritorno. Ora vogliono sapere se sono stati presi in giro oppure no.  La storia raccontata dall’ex pilota della aviazione tedesca durante la Seconda Guerra mondiale è quantomeno intrigante. Perché l’uomo si dice protagonista di un clamoroso caso di dissimulazione: far trovare in quel lontano aprile 1945 agli invasori russi il corpo di Hitler morto suicida, mentre in realtà il dittatore nazista grazie all’operato di Gruber stesso  sarebbe stato accolto, non proprio a braccia aperte, addirittura dagli Usa, che intanto sfondavano ad Ovest ed avevano bisogno di lui in funzione anti-comunista…
Giocato su più piani narrativi, L’imboscato sicuramente viaggia su registri stilistici di differente intensità. Le vicende e i caratteri dei due ragazzi protagonisti risultano molto stereotipati e mai capaci di emergere da una banale tipicità, mentre ovviamente tutta la parte raccontata da Gruber - vuoi per il fascino della fantapolitica, vuoi per la verosimiglianza dell’ipotesi storica - ha ritmo e una sua sobria originalità, anche se spesso i dialoghi sono un po’ didascalici, atti a riassumere vicende storiche a beneficio del lettore più che a sviluppare drammaturgia ed azione. Coinvolgente l’accurato e sentito ritratto delle peripezie sentimentali di Eva Braun, ragazza forte, traboccante di amore, travolta da un tragico e inesorabile destino. Che dire per il resto? Alla fine forse la Guerra fredda non l’ha vinta nessuno, ma chissà come poteva andare con Hitler vivo e quasi “fantoccio” in mano agli statunitensi.

 

 

 
 
 
 
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