La rossa di Bukowski

10 novembre 1975, Los Angeles. Le due giovani amiche Georgia e Pam stanno festeggiando il compleanno della prima a modo loro: peregrinando di bar in bar, stordendosi di alcol, fumo e risate sguaiate. Pam ha 23 anni e una figlia di 6, che cresce da sola grazie a un lavoro incerto da cameriera. Georgia è una perfetta figlia del suo tempo: droga sesso & rock’n’roll nel suo appartamentino non mancano mai, e le sue feste alcoliche sono leggendarie. Quella notte l’ultima tappa prevista è al “Barney’s Beavery”, un night di West Hollywood in cui la leggenda vuole che Janis Joplin abbia passato le sue ultime ore prima di morire. Georgia propone un brindisi al suo nuovo idolo, uno scrittore anticonformista che tiene una rubrica settimanale sul “Los Angeles Free Press” intitolata eloquentemente Taccuino di un vecchio sporcaccione. Pam non sa nulla di lui e non si spiega la sua crescente fama: ha letto solo un paio di suoi articoli e la scrittura di Bukowski le è sembrata “ordinaria e volgare, infarcita di oscenità gratuite, concepita col mero scopo di scioccare la morale”. Scuotendo la testa Georgia ripete per la centesima volta quanto le piacerebbe conoscere Bukowski e a Pam viene un’idea, di quelle pazze che vengono quando si è ubriachi e/o strafatti di anfetamine (e lei è entrambe le cose): telefonare a quel Charles Bukowski e chiedergli dove abita per andarlo a trovare…
Pamela Wood racconta i circa due anni della sua vita con Bukowski: una storia d’amore dolce ma eccentrica, sbilanciata sin dal primo minuto a causa della differenza d’età tra i due e del carattere mite e passivo dello scrittore. Ed è proprio questa la vera sorpresa di questo diario sentimentale, che altrimenti potrebbe risultare noioso, non narrando di certo fatti memorabili ma solo quotidianità: “Il libro di Pamela Wood”, chiosa Dan Fante nella sua introduzione al volume, “sfata un (…) mito: quello che vuole Charles Bukowski poeta pazzo e alcolizzato, attaccabrighe da bar, vissuto sul bordo dell’inferno”. Come spesso accade però quando le storie d’amore vanno a rotoli, la “vittima” ha esorcizzato il male subìto dalla sua “carnefice”, trasformandola da musa (le aveva dedicato la silloge poetica Scarlet) a mostro lascivo e tossicodipendente nel romanzo Donne. La “rossa” (dalle radici italiane orgogliosamente rivendicate in una apposita postfazione) nel 1997 - quando è stata intervistata da John Dullaghan e Howard Sounes - ha iniziato a pensare di raccontare i fatti come sono andati per ristabilire la verità, ma solo dieci anni più tardi, dopo la morte del fratello per overdose e della sorella per un tumore, si è affrettata a scrivere divorata da un’ansia “da tempo breve”. Il memoir, tutt'altro che vendicativo e anzi dal tono malinconico e tenero, è impreziosito da buffi bigliettini romantici scritti/disegnati da Bukowski e da foto tratte dalla collezione personale dell’autrice.

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