Seta
Fandango ristampa con una nuova veste editoriale e grafica il bestseller di Alessandro Baricco pubblicato nel 1996 e tradotto in oltre trenta lingue, in occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche dell'omonimo film di François Girard con Keira Knightley, Michael Pitt e Alfred Molina. Basato sulla reale storia della lavorazione della seta in Europa (indicativi in tal senso i riferimenti alla terribile 'crisi pebrinica' che mise in ginocchio l'industria serica nella seconda meta del XIX secolo), Seta è però tutt'altro che un romanzo storico o un feuilleton dal sapore esotico. Piuttosto una storia d'amore a tre (o forse a quattro) impalpabile come il tessuto che le dà il nome, declinata in una serie di flash narrativi laconici come appunti di viaggio ma suggestivi come haiku. Colori tenui, emozioni forti: brevi pennellate espressioniste che disegnano personaggi tormentati, cuori inquieti nei quali i silenzi pesano come macigni, il non detto è più assordante di un urlo e l'amore vissuto è sempre un passo più in là dell'amore voluto. Un plot stilizzato, quello di Baricco, sentimentale senza sentimentalismo, niente affatto hollywoodiano: non a caso "Un ostacolo per la riduzione cinematografica stava nel fatto che il libro ricostruiva una sequenza di azioni delle quali non veniva data spiegazione", ha spiegato lo scrittore recentemente, parlando con i giornalisti proprio delle differenze tra libro e film. "Se nella letteratura lasciare a galla una costellazione di gesti funzionava, di contro produceva una serie di domande nei produttori americani: perché l'eroe fa questo? Cosa impara? Io rispondevo: non lo so, niente... Beh, le cose da fare a quel punto erano due: forzare la storia e farne un film ignobile, svelando quello che avevo scelto di tacere nella scrittura, o rischiare, mettendo delle pietre in uno stagno senza mai scendere sott'acqua. Questa è la strada che ha scelto François Girard, una strada che ha portato ad un film più letterario che cinematografico, ma che mi ha convinto". Diplomazia? Possibile, probabile. Perché la forza emozionale da acqua appena appena increspata che rende la lettura di Seta una fine, vaporosa, profumata parentesi in mezzo a tanto rumore avrebbe avuto bisogno di ben altro registro cinematografico (di un Peter Greenaway, per dirne una, o di un Werner Herzog), o forse - meglio - di nessun cinema affatto.
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