La società opulenta

La società opulenta
La ricchezza ha i suoi vantaggi ma è anche l’implacabile nemica dell’intelletto poiché, mentre il povero ha un’idea precisa del suo problema, dei suoi bisogni e dei rimedi necessari (non ha abbastanza e ha bisogno di avere di più), il ricco non ha questa piena consapevolezza. Se ciò vale per gli individui, vale anche per gli stati. Inoltre la vita economica è radicata su pregiudizi del passato, come la povertà, l’ineguaglianza e il pericolo. Per non parlare poi dei problemi di un mondo ricco, che non comprende se stesso, e che sono certamente seri, tanto da rendere possibile che arrivino a pregiudicarne la ricchezza medesima: con tutta probabilità però questi problemi non sono gravi quanto quelli di un mondo povero, dove le semplici esigenze della miseria non consentono incomprensioni. E non ci sono vie d’uscita. Nonostante ciò, nessuna società è mai dovuta soccombere alla noia, perché l’uomo ha acquisito una naturale capacità di sopravvivere alla pomposa ripetizione di luoghi comuni. E poi c’è un gran problema: la pretesa che il ricco debba dividere la ricchezza col povero ha sempre offerto una ragione di discordia. A parte gli eccentrici, i ricchi hanno sempre lottato contro una tale pretesa, mentre i poveri sono generalmente a favore di una maggiore uguaglianza…
Scrivere un saggio di economia può sembrare al tempo stesso molto facile e molto difficile. Certamente i numerosi dati ai quali si può fare riferimento per suffragare le proprie idee o contestare quelle altrui, con le quali si è in disaccordo, sono un valido sostegno. D’altro canto però i dati suddetti, anche se si tratta per lo più di fredde cifre, e benché la matematica sia per definizione inopinabile, devono essere comunque interpretati, contestualizzati, valutati. Il che non è affatto semplice. Inoltre si corre il rischio di realizzare un testo che sia più simile al libretto di istruzioni della lavastoviglie che non a un’opera scientifica, in particolare se si abbonda di citazioni e termini tecnici. Anche le citazioni stesse, tra l’altro, non possono essere gettate sulla pagina senza attenzione, perché, a meno che non ci si rivolga a un pubblico che già conosce gli argomenti di cui si parla (ma allora che senso ha scrivere? Ci si parla addosso e basta, divulgare è un’altra cosa, serve a far conoscere argomenti che si reputano interessanti a chi non ci si sarebbe mai nemmeno lontanamente avvicinato…), vanno spiegate. John Kenneth Galbraith , però, non corre nessuno di questi pericoli: infatti, anche se certo non dimentica di riferirsi ai più grandi pensatori della storia della teoria economica (Marx, Ricardo e tanti altri), riesce a realizzare un volume che è persino narrativo. Pare impossibile, ma è così. Perché ha una prosa facile e gradevolissima, che riesce a far capire tutto quello che dice, e in più di qualche occasione è persino ironica. Non si mette sulla cattedra a pontificare, scende fra i banchi. In tempi di crisi, di spread e di ansie per il futuro, una ventata d’aria fresca.

 

 

 

 
 
 
 
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