Pompei

Pompei
Una casa in lontananza, a ridosso di una spiaggia deserta. Tutto è in bianco e nero, solo il cielo è rosso, disegnato con tratti lunghi che si aggrovigliano e lasciano spazi bianchi per le nuvole. L’interno di una stanza scura, spicca il rosso di una coperta e sullo sfondo una figura umana sproporzionata, china, a vegliare su un letto vuoto. Due pescatori, un uomo ed una donna, lei nello stivale ha infilato un bambino, lui, in mano, tiene un arpione. È perplesso, sente qualcosa che “passa”, “È la tua vita” risponde la sua compagna…
Questa è solo la prima pagina di Pompei, una graphic novel fatta di forme e di parole che non sempre sembrano concordare tra loro. Toni Alfano procede per immagini simboliche e splash pages e rompe completamente la sequenzialità tradizionale del raccontare una storia a fumetti. Fumetto: una parola che per Pompei diviene estremamente restrittiva e limitante, tanto lo stesso concetto di storia si disperde tra vignette pure, slegate, autonome e spesso neppure unite da un unico stile grafico. Alfano suddivide Pompei in cinque capitoli, ciascuno con una propria tematica e con un tratto differente. Se all’inizio prevale una bicromia rossonera netta e sottile, seguono parti più classiche dove prevalgono la matita ed il chiaroscuro, per ritornare poi ad una composizione più irregolare e concettuale. Pompei rimane un’opera difficile da definire, è una esplorazione interiore, un viaggio intimo e cosmopolita allo stesso tempo. La prosa è nostalgica, amara e tragica, un’aspra desolazione interiore che cerca una rinascita ed una libertà lontana e trasparente. Una lettura che non concede interruzioni, una danza kundalini da compiere con totale dedizione alla nona arte.

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