E fu sera e fu mattina

E fu sera e fu mattina
Marta e Irene stanno facendo la spesa. Irene ha quattro anni (quasi cinque) e Marta non vede suo marito da quasi un anno. Con una borsa di una spesa quasi inutile, colma di schifezze, se ne tornano a casa: un palazzone alto in un quartiere popolare, grigio e dove non manca niente, una specie di ghetto a tre cambi di mezzi urbani per raggiungere il posto di lavoro. Il giorno dopo se ne restano chiuse in casa a giocare alle bambole e a Monopoli, perché Irene ha le bolle, forse è varicella. La sera Marta chiude la porta blindata e le due se vanno a letto con una cena leggera. La mattina Irene si sveglia, ma la mamma no. “È stanca, meglio lasciarla dormire”, pensa la bambina, ma la giornata passa e la mamma non si sveglia…
E fu sera e fu mattina è un racconto lungo, una novella non perfetta nella forma ma che centra il bersaglio: fa paura. Il modo in cui Irene, quattro anni (quasi cinque), resta senza rimedio chiusa in casa è un po’ forzato: il caricabatterie del cellulare dimenticato in ufficio, le finestre sbarrate, la serratura della porta troppo alta… elementi troppo casuali e troppo poco casualmente messi insieme vanno a creare quello stato d’ansia che è il centro della storia. I dialoghi anche sono un po’ rigidi e i puntini di sospensione si sprecano. Eppure, anche se non del tutto credibile, anche se zoppicante, la storia funziona. È terribile aspettare, giorno dopo giorno, che Irene trovi un modo per uscire di casa, o almeno per sopravvivere. Il finale non si può svelare, ma il racconto vale una lettura. E fu sera e fu mattina esce in un’interessante collana digitale dedicata ai racconti lunghi, e acquistando l’edizione cartacea si ha comunque diritto al download dell’ebook.

 

 

 

 
 
 
 
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