Il mistero di Shanghai
Dopo la pubblicazione di Code di lucertola, Frassinelli prosegue con la sua opera di riscoperta e proposta al pubblico italiano dell'opera di Juan Marsé, scrittore atipico e dalla storia travagliata. Operaio per tutta la sua giovinezza, il catalano approdò alla scrittura professionale abbastanza tardi, e sempre alternandola con lavori di copywriting pubblicitario e traduzioni in francese dallo spagnolo (si era infatti trasferito a circa trent'anni a Parigi dove aveva trovato un impiego all'Istituto Pasteur come tecnico di laboratorio). Burbero e riservato, mise da parte la sua proverbiale allergia alla mondanità solo una volta, per andare ad un party di vip e stringere la mano ad Yves Montand, confessando poi di averlo fatto perché "era l'unica chance di toccare in qualche modo le parti intime di Marilyn Monroe". Il mistero di Shanghai (perché la doppia h? Mah) non è fra le opere di punta di Marsé, malgrado si sia aggiudicato il Premio de la Crítica y el Aristeión, assegnato dall'Unione Europea. Una storia di bambine tisiche, povertà, pugni, sigarette, rossetto sbafato, sottoscala odorosi di brodo, operai del gas, ex-partigiani della Guerra Civile spagnola, revolver neri e lucidi, fumerie d'oppio cinesi, sventolone con gli occhi a mandorla ed il cuore double-face, vendette e morte, fino all'ambiguo finale, che lascia aperti nel protagonista (e nei lettori) una selva di dubbi. Un feuilleton che ricorda moltissimo certi meravigliosi fumetti a cavallo della seconda guerra mondiale, ma non riesce sempre ad evocarne il fascino ed i fantasmi: da un 'duro' come Marsé ci saremmo aspettati più grinta, un linguaggio più secco e meno fiorito, qualche scarica di piombo e qualche schiaffone in più e meno sottintesi, meno ellissi, meno esercizi di stile nel tratteggiare i personaggi, che non sono mai vivi come avrebbero certamente meritato di essere.
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