Notturlabio

Notturlabio
“Rinchiusa in un labirinto di vorrei abbandonavo la mia identità in un ripetersi di specchi il gioco infinito richiamava alla mente altre donne ma io? No io non c’ero nei riflessi dello specchio eppure ero nel cerchio ...Dove la notte ti porta e non vedono gli occhi dove l’attesa è un proiettile sospeso dell’essere-per-la-morte dove una donna si finge uomo che si finge donna drag queen in marsina per espiare se stessa dove la vendetta danza un valzer sul pavimento a scacchi un due tre un due tre e non più tenera è la notte…I pensieri fanno capolino agli angoli di un discorso interrotto. Sono rane che saltano fuori da pozzanghere roventi, a volte. E fuggono via. Ci sono pensieri che covano attese impossibili nelle notti insonni”…
Encomiabile prova di composizione lontana dal “poetichese”, i  versi  della Longo sono un esito felice dell’idea di conferire dimensione letteraria alla propria soggettività, supportata da un labor limae di consumato mestiere. Scevra dallo sperimentalismo astruso, la raccolta sussurra all’orecchio il suo proposito: le diverse esperienze dei cinque sensi danno il “la” per i presagi poetici dell’autrice. Con un titolo dal sapore esotico ( il notturlabio è uno strumento di orientamento notturno), l’opera  rivela una sensibilità romantica (nel senso ottocentesco) più mitteleuropea che italiana, espressa con mezzi formali rivelativi dell’assimilazione del novecento, con un gusto spiccato per lo slancio metaforico e la citazione filosofica (il riferimento heideggeriano all’essere- per- la- morte di Jazz suite), nonché per l’assonanza originale(Il Minotauro).

 

 

 

 
 
 
 
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