Lezioni di gioia

A diciotto anni Mona Aksentijević si è già guadagnata la fama di ragazza più disinibita della città. Eppure, nessuna diceria sul suo conto riesce a “rendere la giusta immagine della sua spudoratezza”. Ha un corpo snello e slanciato, un bel paio di tette sode (“potrebbero essere più grosse, ma va bene lo stesso”), gambe lunghe e sottili, ma soprattutto ha una bella testa. Piena di ormoni. Mona Aksentijević considera gli ormoni “responsabili di tutte le sue leggerezze, scappatelle e avventure. Perché non accusi mai il tuo cervello ma solo noi? Obiettano spesso gli ormoni, e lei risponde loro con questa domanda: quale cervello?”. In realtà quegli idioti degli ormoni si preoccupano senza averne motivo, perché Mona non ha nessuna voglia di accusarli di niente, anzi. Mona attribuisce a loro e solo a loro ogni suo singolo momento di felicità…
Lezioni di gioia è la prima opera tradotta in italiano del serbo Vladan Matijević, impiegato in una galleria d’arte e scrittore a tempo perso (“Non sono socievole, ma taciturno, timido. Conduco una vita da scrittore medievale, nella periferia di una cittadina di provincia”). Opera insolita a partire dalla sua natura letteraria - “un poema vestito da romanzo”, la definisce non a torto Dante Maffia nella sua prefazione al volume - Lezioni di gioia è, come il titolo paradigmaticamente suggerisce, prima di tutto pedagogia. Una serie di frammenti di vita che hanno il sapore di parabole pagane. A vederli da fuori sembrano semplici aneddoti boccacceschi in salsa balcanica, ma nascosto tra le cosce di Mona Aksentijević c’è il bandolo della matassa dell’esistenza. Nella sua spiccia saggezza (“Se scopi, allora scopa! Non è mica più complicato di così”), nelle sue risate roche di mille sigarette e nei suoi gemiti da amplesso riecheggia il canto delle baccanti, una fresca sensualità antidoto alle depressioni della società capitalistica marcescente. Complici perfette del raccontare di Matijević sono le numerose e belle fotografie in bianco e nero di Alex Gallo: peccato solo che per la copertina sia stata scelto uno dei ritratti meno felici e riusciti della modella Melì Lippolis.

 

 

 

 
 
 
 
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