Ho parlato alle parole

Ho parlato alle parole
Tessitore di incertezze ragionevoli e febbrile ricercatore di un serrato confronto con le parole, il poeta non cede alla rinuncia di esternare i propri sentimenti. Anzi è proprio nella vocazione di esprimere la propria interiorità che si evidenzia il tratto più significativo del suo atto creativo. La sottigliezza dell’intelligenza e la vagabonda libertà degli umori sono gli estremi entro cui si snoda un linguaggio poetico che è puro desiderio di sostanza di chi passa ansiosamente il confine di tutte le condizioni umane per comprenderne la portata simbolica: ”Mi domando l’eterno/ e non stringo che un canto/ e questa sorda commozione/ d’un perenne varcare/ il sentiero che ci unisce/ per ritrovarci distanti/ su ponti sospesi/ d’apolidi istanti”. Mentre il vuoto lasciato dalle parole, di cui scorge soltanto le ombre che fuggono, lo illudono e lo deridono, si allarga ogni giorno di più, egli tenta un’impossibile gara contro il tempo nella quale viene fatalmente sconfitto: “La parola perfetta non esiste,/ è l’etero canto dentro/ al silenzio notturno,/ lo scoglio che contempla/ l’assalto bianco della marea”...”…  
Contrassegnati da un invincibile autoreferenzialismo ombelicale, i versi di questa seconda silloge di Luca Buonaguidi crescono nel sottobosco confuso di erbacce e arbusti spinosi che hanno assorbito la nostra quotidianità per evocare il profumo e il colore dimenticati dei fiori.  Essi non sono mai né semplice decoro né ricamo raffinato, ma improrogabile necessità di condivisione che spinge l’autore toscano a farci sentire quanto siamo irreali, quasi inesistenti, come ombre impalpabili. L’allusione diretta alle esperienze e ai sentimenti personali genera, in un dialogo implicito con il lettore, un desolato rimpianto che, prendendo le mosse dalla nostalgia amara di cui è pervasa ogni immagine, si risolve sulla pagina nel tenere viva la voce del cuore. Il poeta materializza sconsolati elementi che risalgono dall’animo lungo l’asse del tempo e li trasfigura in versi di una disperata purezza, con cui indugia a disegnare una pace che avverte negata a sé stesso. I testi di questa breve raccolta d’esordio catturano per il tono vibrante di una sensibilità striata da un’ansa raggrumata di disincanto. 

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