Quello che sei per me

Quello che sei per me
1997. Travis rincorre Kacey. Le sta chiedendo di aspettarlo. Lui sta ridendo talmente tanto che gli sono venute le lacrime agli occhi. Kacey è la migliore amica di Travis. O meglio, Travis reputa Kacey la sua migliore amica, ma lei non lo sa. Anzi, lo detesta. Quello di Travis è un sogno. Ha otto anni, ed è certo di aver fatto tutto il possibile per farle capire inequivocabilmente quanto lei gli piaccia. Eppure non sortisce alcun effetto. Meglio, non sortisce alcun effetto positivo. Anzi, ogni volta riesce solo nell’intento di farla stare male. Per questo motivo infatti Jake li sta raggiungendo. Vuole chiedere a Travis perché abbia fatto lo sgambetto a Kacey…
Quello che sei per me/ È inutile spiegarlo con parole / Con le note proverò / Cercando nuovi accordi e nuove scale. Questi erano i versi più celebri di una canzone di qualche anno fa. E il primo è il titolo italiano del romanzo di Rachel Van Dyken. Oddio, romanzo. Libro, ecco. Lui, lei, l’altro. Il triangolo no, non l’avevo considerato, sempre per restare in ambito musicale. E invece sì, con buona pace di Renato Zero. È proprio il triangolo – quello più canonico di tutti per giunta, quando ci si conosce sin da bambini e l’altro è il fratello di lui – la figura più comune nella geometria di questo romanzo che si lascia leggere, ma che non lascia nel cuore un tumulto. A malapena un battito d’ali. Di colibrì.

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