Muori con me

Muori con me
Düsseldorf, autunno 2012. Forse saranno una coppia. Il fascinoso indipendente separato 50enne Georg Stadler, stimato commissario capo della Omicidi cittadina, è convinto che ci sia qualcosa di strano dietro il massacro casalingo della 43enne avvocatessa Leonore Talmeier: fra l’altro il lontano marito nemmeno sapeva che era nata di sesso maschile. Prova a coinvolgere nell’indagine anche la magnifica riccia rossa (con pelle chiara e occhi verdi) 30enne Elisabeth Liz Montario, ricercatrice esperta di omicidi seriali (in terapia di gruppo per un terribile oscuro passato), autrice di un noto saggio in materia, genio della psicologia criminale. In effetti, emergono precedenti morti connessi al caso e, purtroppo, altri se ne aggiungono, finte donne o intorno a Liz. Tanti, uno o una dietro l’altra/o. Forse la psicanalisi era stata solo un’invenzione di vecchi frustrati per curare donne che erano stati loro stessi a far ammalare…
È partita con questo Muori con me una serie già di grande successo, non solo in Germania (dove è uscito il secondo da qualche mese): i romanzi sono in prestigioso corso di presentazione in tutt’Europa. L’autrice usa qui un ennesimo pseudonimo: ha già pubblicato vari libri (romanzi gialli e storici), è stata traduttrice (inglese) e docente universitaria, vive in Renania con il marito. Il titolo tedesco dice più di quello tradotto, la narrazione è in terza persona varia (ma non sui cattivi, e questo è un tratto di originalità) intervallata da notizie di giornale del marzo 1996 e, infine, del novembre 2012. L’esordio della coppia di protagonisti è un poco bulimico di decessi, anche se vanno a mangiare italiano (spaghetti, acqua, espresso), quando possono, fra l’uno e l’altro omicidio. Inevitabilmente, fra loro cresce del tenero, pur tra reticenze e pericoli.

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