Perché non sono un sasso

Perché non sono un sasso
Messa da parte ogni velleità universitaria e riconsiderata la propria fede nel comunismo, Mattia inizia a considerare l’idea di trovarsi qualcosa da fare. Finora ha visto la sua vita procedere “a ruote sgonfie”, mentre il resto del mondo si gettava a capofitto alla ricerca di un posto di lavoro indeterminato, la cui importanza certo non gli sfugge. Prova allora la vendita di abbonamenti satellitari e polizze assicurative, partecipa a corsi di formazione e di inglese, cene di gruppo e altre ‘regolari’ amenità. Ma l’unico stimolo che lo porta ogni giorno a svegliarsi alle sei e diciassette di mattina è seguire le vite altrui, ovvero pedinare con tanto di quadernino della Ferrari le persone interessanti che gli passano accanto. Sedersi ad un bar, guardarsi intorno e scegliere il “personaggio” di turno: proprio come l’elegante, segaligno Signor Alunni...
Un romanzo divertente, veloce, dal linguaggio disinvolto e spigliato, totalmente inserito nell’Italia di oggi, con i suoi mille paradossi e/o punti fermi. Matteo è un italiano estraneo al luogo comune e al posto fisso, che annota quello che gli capita intorno con acume, senza dimenticare una giusta dose di autoironia (ammettendo tra le altre cose, ad esempio, di aver messo la kefiah principalmente per mascherare la propria forfora). Gianni Agostinelli pecca a volte di un leggero giovanilismo, ricordando molti nuovi autori italiani sulla trentina/quarantina che se da una parte riescono a narrare bene il nuovo volto del nostro Paese, dall’altra indugiano un po’ troppo in un narcisismo e in un’autoindulgenza dai connotati prettamente adolescenziali.

 

 

 

 
 
 
 
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