Il mio cane Tulip

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due
Il mio cane Tulip
Tulip è una splendida femmina di pastore tedesco. Joe Randolph Ackerley il suo straordinario padrone. Il carattere indomito di Tulip e la cattiva fama dei cani lupo da principio costringono Ackerley alla faticosa ricerca di un codice comunicativo con cui tradurre per l’esterno e comprendere per sé il comportamento del cane. Tulip ama come da copione il suo padrone in modo assoluto e appassionato, ma questa passione spesso diventa ingestibile: è impossibile, ad esempio, riuscire a farla visitare dal veterinario, ma solo perché in quei momenti il cane sa di non poter vigilare e proteggere a dovere il suo padrone. Tra idilliache passeggiate nei parchi, le difficoltà di una vita pubblica, e il lunghissimo resoconto dei tentativi, a volte comici, molte altre penosi, di far accoppiare Tulip, si dipana la storia di una eccezionale devozione binaria: quella di un cane per il suo padrone e di un padrone verso il suo cane...
Ackerley, eccentrico scrittore e giornalista inglese che diresse per vent’anni la rivista d’arte The Listener, nella realtà cominciò a frequentare Queenie (questo il vero nome di Tulip) dopo che il suo primo padrone, l’amato amico Freddie Doyle, fu arrestato. Tra la necessità di mantenere un legame con Doyle e l’affetto che nel frattempo era nato per Queenie, in Ackerley maturò ben presto la decisione di comprarla. Sedici in tutto gli anni trascorsi insieme: abituati a vivere relazioni che durano molto meno, ci sembrerebbe un signor numero anche per una coppia di coniugi. Ma attenzione, nulla nel privilegiato legame tra Tulip ed Ackerley ha a che fare con l’innaturale attaccamento che a volte lega esseri umani e animali: nessun imbarazzante cappottino, insomma, comparirà mai a coprire il bel manto di Tulip. Solo un profondo rispetto e la curiosità di approcciarsi ad un rapporto nuovo. Nuovo non solo perché stiamo parlando di anni nei quali qualsiasi tipo di etologia “da banco” era lontana. Anzi. I rapporti fra uomini e animali domestici più che alla sfera affettiva competevano alla sfera utilitaristica, tutt’al più ludica. Nuovo anche perché sotto i nostri occhi assistiamo al disvelamento progressivo di alcuni tratti della personalità di uno scrittore che probabilmente senza Tulip non sarebbero emersi. E lo stupore che alberga negli occhi di Ackerley quando descrive alcuni momenti empatici con il suo cane è dello stesso tipo di quello provato nel leggere questo libro, dove non c’è un momento in cui il rispetto e l’amore per questo essere vivente, anche se messo alla prova, manchi mai di trovare la sua trionfale riconferma.