Logica del terrorismo

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Logica del terrorismo

I bombardamenti di Londra da parte dell'esercito tedesco nel 1940, la bomba atomica lanciata su Hiroshima dall'esercito americano il 6 agosto del 1945: due atti terroristici che miravano a fiaccare la popolazione e piegare i governi nemici. La resistenza antinazista, le imprese dell'Ira nell'Irlanda del Nord e dell'ETA nei paesi baschi: due esempi di terrorismo nazionalista. Gli attentanti anarchici in Russia, le Brigate Rosse negli anni '70 in Italia, il terrorismo integralista islamico: tutti atti terroristici tesi a combattere un ordine sociale ingiusto e a promuovere trasformazioni politiche o sociali rivoluzionarie...

 La logica del terrorismo di Michel Bounan comincia così, con una fredda classificazione delle tipologie di terrorismo di cui il mondo ha sperimentato la ferocia. Il libro sostiene la tesi che tutti i tipi di terrorismo hanno in comune una cosa: non raggiungono mai l'obiettivo per cui dicono di lottare. Ma questo non è un caso. La strategia del terrore, in realtà, è funzionale al raggiungimento di un obiettivo "terzo". Così, la bomba su Hiroshima non è servita agli americani per vincere una guerra che avrebbero vinto comunque, ma a impressionare Stalin nel momento in cui si negoziava la divisione del mondo. La liberazione europea dal nazi-fascismo non è stata anche opera della Resistenza, ma solo degli eserciti alleati che hanno usato i cittadini nascosti tra i monti come specchietto per le allodole. I separatisti Baschi o i terroristi dell'Eta non hanno avuto nessun beneficio dalla loro attività. L'azione dei terroristi islamici guidati da Bin Laden (noto collaboratore della CIA fino al 1999) è servita solo a legittimare l'attacco USA prima in Afganistan e poi in Iraq. Cinquantasei pagine di concentrato di dietrologia: gli amanti delle teorie del complotto leggendo questo libro potrebbero andare in coma glicemico. Un libro stringato, essenziale e senza fronzoli. Una tesi forte da sostenere, ma che non si intuisce subito. Sin dalle prime righe, però, si respira un'aria greve che non lascia presagire nulla di buono. Non tutto quello che Bounan scrive è dietrologia; tuttavia, nell'ardore di sostenere la sua tesi, il medico e scrittore francese fa molti errori. Il primo è quello di considerare i terrorismi tutti uguali estrapolandoli dal periodo storico e dal luogo in cui si sono sviluppati. Un altro errore è quello di semplificare eccessivamente il concetto di strategia del terrore al punto da considerare anche la mafia un'associazione terroristica, per via degli attentati dinamitardi in cui hanno perso la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le rispettive scorte. Bounan si abbandona ad interpretazioni, soprattutto nel caso del terrorismo italiano degli anni '70, che partono da una conoscenza sbagliata dei fatti storici. La logica del terrore è un libro sfacciato; ma impreciso. Prima di leggerlo, per poter essere critici, bisognerebbe conoscere molto delle organizzazioni terroristiche citate; forse bisognava farlo, anche prima di scriverlo.